Otto morti sul lavoro nella provincia di Bari, 39 in tutta la Puglia nei primi nove mesi del 2026. È il bilancio che emerge dall’ultima elaborazione dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering, realizzata sulla base dei dati Inail aggiornati al 30 settembre. La regione si conferma tra i territori italiani con un’incidenza della mortalità superiore alla media nazionale, mentre Taranto e Foggia sono tra le province maggiormente esposte al rischio di infortuni mortali.
Più nel dettaglio, nella provincia di Bari sono otto i decessi registrati avvenuti in occasione di lavoro, con un’incidenza di 17,5 vittime ogni milione di occupati, inferiore alla media nazionale di 24,7. Il territorio barese si colloca al 73esimo posto nella graduatoria delle province italiane ordinata in base all’incidenza degli infortuni mortali. Più preoccupante la situazione nelle altre province pugliesi. Taranto occupa il quinto posto nazionale per incidenza, con otto vittime e un indice di 56,5 morti ogni milione di occupati, oltre il doppio della media italiana. Segue Foggia, decima in Italia, con nove decessi e un’incidenza di 46,2. Numeri elevati anche a Brindisi, dove si contano cinque vittime e un indice di 38,7, e nella provincia di Barletta-Andria-Trani, con quattro morti e un’incidenza di 35,7. A Lecce, invece, i decessi registrati sono cinque, con un’incidenza di 18,8 ogni milione di occupati.
Complessivamente, la Puglia registra un’incidenza di 30 morti sul lavoro ogni milione di occupati, contro una media nazionale di 24,7. Un dato che colloca la regione nella cosiddetta zona arancione dell’Osservatorio Vega, riservata ai territori in cui il rischio supera la media italiana senza oltrepassarla di più del 25%. Il quadro regionale si inserisce in un’emergenza che continua a interessare l’intero Paese. Tra gennaio e settembre 2026, in Italia, sono state registrate 823 vittime sul lavoro, 39 in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con un incremento del 5%. Di queste, 595 persone hanno perso la vita durante l’attività lavorativa, mentre 228 sono decedute in itinere, ossia durante il tragitto tra casa e lavoro.
“Il bilancio delle vittime sul lavoro in Italia continua ad aggravarsi: nei primi nove mesi del 2026 sono 823 i decessi, 39 in più rispetto allo stesso periodo del 2025”, commenta Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, sottolineando le differenze che emergono tra territori e categorie di lavoratori. A livello nazionale, le quattro regioni classificate in zona rossa, con un’incidenza superiore del 25% alla media italiana, si trovano tutte nel Mezzogiorno: Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania. La Puglia rientra invece tra le cinque regioni in zona arancione, insieme a Piemonte, Liguria, Veneto e Trentino-Alto Adige.
L’analisi mette in evidenza anche le categorie maggiormente esposte. Tra i lavoratori stranieri si contano 221 vittime complessive nei primi nove mesi dell’anno, con un incremento del 29,2% rispetto al 2025. Il rischio di morte durante l’attività lavorativa risulta oltre tre volte superiore rispetto a quello dei lavoratori italiani: 61,5 decessi ogni milione di occupati contro 20,3. In aumento anche la mortalità femminile, con 76 lavoratrici decedute, otto in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, pari a un incremento dell’11,8%. Di queste, 43 hanno perso la vita in occasione di lavoro e 33 durante il tragitto casa-lavoro. Per quanto riguarda l’età, la maggiore incidenza di mortalità riguarda gli ultrasessantacinquenni, con 85,4 decessi ogni milione di occupati. In termini assoluti, invece, la fascia più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni, con 208 vittime su 595 decessi avvenuti durante l’attività lavorativa.
Le costruzioni si confermano il settore con il maggior numero di vittime, 101 nei primi nove mesi del 2026, seguito dal trasporto e magazzinaggio con 80 decessi e dalle attività manifatturiere con 73. Parallelamente cresce il numero complessivo delle denunce di infortunio, che raggiungono quota 457.879, il 5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. “Questi dati dimostrano come il fenomeno degli infortuni mortali non colpisca tutti i lavoratori allo stesso modo. Le marcate differenze che emergono in alcune aree del Paese e tra specifiche categorie, rappresentano un segnale che non può essere ignorato”, evidenzia Rossato, richiamando la necessità di una maggiore attenzione da parte delle istituzioni e di tutti i soggetti coinvolti nella tutela della sicurezza.
I numeri restituiscono dunque un quadro che, anche in Puglia e nelle sue province, continua a richiedere attenzione. Dalle otto vittime della provincia di Bari agli indici particolarmente elevati registrati nel Tarantino e nel Foggiano, l’analisi evidenzia come la sicurezza sul lavoro rimanga una questione centrale, che coinvolge imprese, lavoratori e istituzioni e richiama la necessità di rafforzare prevenzione, formazione e controlli.
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