Ogni storno può arrivare a mangiare fino a 20 grammi di olive al giorno. Moltiplicato per gli stormi che svernano in Puglia, circa 4,6 milioni di esemplari, il conto pesa sugli oliveti, soprattutto nelle aree a maggiore vocazione olivicola. Nelle aziende monitorate è stata rilevata una perdita media di olive del 12,6%. Per questo Coldiretti Puglia valuta positivamente il provvedimento della Regione Puglia che autorizza, per la stagione 2026/2027, il prelievo in deroga dello storno (Sturnus vulgaris).
Il prelievo riguarda 28 comuni delle province di Bari, Brindisi e Foggia, con un contingente massimo regionale di 5.000 esemplari e fino a 333 cacciatori autorizzabili: 233 nell’area tra Bari e Brindisi e 100 nella fascia pedegarganica del Foggiano. La determinazione regionale n. 709 del 28 ottobre 2026, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia del 4 novembre 2026, fissa termini, condizioni e modalità. Ogni operatore potrà prelevare al massimo 5 storni al giorno e 15 nell’intera stagione, nel periodo previsto fino al 31 gennaio 2027. Le disposizioni diventeranno efficaci dopo il sessantesimo giorno dalla pubblicazione del provvedimento.
Le regole d’intervento sono precise. Si potrà agire esclusivamente in presenza di frutti pendenti sulle piante e a una distanza non superiore a 100 metri dalle colture, senza l’utilizzo di richiami vivi o acustici. Il prelievo sarà consentito soltanto ai cacciatori residenti in Puglia autorizzati dagli Ambiti Territoriali di Caccia competenti. Giornate ed esemplari abbattuti andranno registrati attraverso il Tesserino Venatorio Elettronico, che consentirà il monitoraggio in tempo reale e la sospensione anticipata delle attività al raggiungimento del 90% del contingente massimo regionale, pari a 4.500 storni.
La decisione della Giunta regionale si basa sulla relazione tecnico-scientifica elaborata dal Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti dell’Università degli Studi di Bari, che ha analizzato la presenza dello storno e gli effetti sulle coltivazioni pugliesi. Il dato più significativo è proprio la perdita media del 12,6% del prodotto atteso nelle aziende olivicole, dovuta alle olive mangiate dagli storni. Secondo la relazione, gli storni possono alimentarsi in molteplici ambienti, sia coltivati sia incolti, e la localizzazione dei dormitori incide solo parzialmente sulla distribuzione delle aree di alimentazione, che possono trovarsi anche a circa 100 chilometri dai siti di aggregazione notturna.
Coldiretti Puglia richiama poi i numeri della stagione precedente, che rendono evidente la sproporzione tra la consistenza della specie e il prelievo effettuato. L’analisi condotta su 537 tesserini venatori ha registrato 459 storni abbattuti, con il pieno rispetto del limite giornaliero previsto. Il prelievo massimo individuale rilevato è stato di 11 capi in una singola giornata e gli esemplari prelevati hanno rappresentato appena lo 0,01% della popolazione svernante regionale.
Il problema, spiega Coldiretti Puglia, non riguarda soltanto la quantità di olive sottratte alla produzione. Il passaggio degli stormi provoca anche danni alle strutture e alle superfici utilizzate durante la raccolta, comprese le piazzole degli oliveti, mentre gli escrementi depositati sugli ortaggi possono compromettere la qualità commerciale delle produzioni. Una pressione che costringe le aziende agricole a mettere in campo ulteriori attività di difesa e a modificare, in alcuni casi, le proprie strategie di gestione delle colture. Le concentrazioni sono particolarmente elevate tra le province di Bari e Brindisi e nel Gargano, nell’area compresa tra Manfredonia e San Giovanni Rotondo, dove gli stormi sono ormai una presenza stanziale. Nelle aree più esposte, le perdite sulle produzioni olivicole sono state stimate tra il 30% e oltre il 60%.
I comuni interessati dal prelievo in deroga sono stati individuati dalla Regione Puglia nelle aree dove sono stati accertati danni alle produzioni agricole. Nel Barese sono compresi Polignano a Mare, Castellana Grotte, Monopoli, Conversano, Alberobello e Locorotondo. Nel Brindisino Fasano, Cisternino, Ostuni, Ceglie Messapica, Villa Castelli, Francavilla Fontana, San Michele Salentino, Latiano, Carovigno, San Vito dei Normanni, Mesagne, Oria e Brindisi. Nel Foggiano Manfredonia, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Rignano Garganico, Apricena, Poggio Imperiale, Lesina, Sannicandro Garganico e Cagnano Varano.
Per Coldiretti Puglia, il nuovo provvedimento è un passo importante perché riconosce, sulla base di dati scientifici, una problematica che gli agricoltori pugliesi conoscono bene. Per gli olivicoltori significa affrontare una pressione aggiuntiva proprio nel momento più delicato della campagna, quello della maturazione e della raccolta. Ora, insiste l’organizzazione, è fondamentale che la procedura prosegua rapidamente e che il sistema di monitoraggio venga utilizzato pienamente, perché servono strumenti concreti per tutelare le produzioni agricole e, allo stesso tempo, garantire un prelievo selettivo, controllato e proporzionato. La gestione della fauna selvatica, aggiunge, non può essere affrontata solo quando il danno è già stato prodotto: occorre una programmazione stabile, fondata sui dati scientifici e capace di intervenire laddove la presenza dello storno determina effettive criticità per le coltivazioni.
Il fenomeno, conclude Coldiretti Puglia, si inserisce in un quadro più ampio di crescente pressione della fauna selvatica sull’agricoltura pugliese. Dai cinghiali, che danneggiano coltivazioni e rappresentano un rischio anche per persone e animali allevati, ai lupi e ai cani inselvatichiti, fino a lepri, cormorani e pappagalli verdi, diverse specie incidono sulle produzioni agricole e zootecniche. Per gli storni il conto riguarda soprattutto olive e strutture di raccolta, mentre per i pappagalli verdi sono frutta e mandorle a finire nel mirino, con danni complessivi alla fauna selvatica stimati in oltre 30 milioni di euro.