A Bari la salute mentale non è più un tabù, ma rischia di diventare un lusso. I residenti mostrano una maturità e un’apertura verso il supporto psicologico superiori rispetto alla media italiana, eppure si scontrano con barriere economiche e organizzative molto più rigide. Secondo l’indagine condotta da Unobravo su un campione nazionale, il 40% dei baresi indica il costo della terapia come il principale ostacolo per accedere a un percorso psicologico, un dato che supera di ben 11 punti percentuali la media italiana, ferma al 29%. I problemi economici non sono l’unico freno: pesano anche i lunghi tempi di attesa (17% a Bari contro l’11% nazionale) e la difficoltà di conciliare le sedute con il lavoro e la famiglia (16% rispetto al 10% nazionale). Di conseguenza, il 37% dei cittadini ritiene che avrebbe reali difficoltà ad accedere a un supporto in caso di necessità.
Il dato più sorprendente emerge dal contrasto culturale. Il 78% dei baresi è convinto che chiedere aiuto sia un sinonimo di forza e il 66% cercherebbe un professionista in caso di bisogno. Questa forte predisposizione si scontra però con la realtà: solo il 10% si rivolge effettivamente a un terapeuta privato, contro il 14% della media italiana. Per compensare la mancanza di risorse o l’impossibilità di accedere ai servizi, i baresi adottano strategie alternative autonome: il 39% si affida alla rete di amici e familiari per trovare supporto emotivo e un altro 39% utilizza lo sport e l’attività fisica come strumento di benessere. La ricerca suggerisce che a Bari la sfida principale non sia più legata allo stigma o all’imbarazzo sociale, ma alla necessità di creare opportunità economicamente sostenibili e accessibili per tutti.