Si riunirà il 28 aprile la camera di consiglio della Corte d’Assise di Taranto per decidere sulla strage di Palagiano del 17 marzo 2014. I pubblici ministeri Alessio Coccioli e Remo Epifani hanno chiesto l’ergastolo per Giovanni Di Napoli, considerato un capo della mala del territorio, ritenuto il mandante di quella strage, colui che decise di far ammazzare Cosimo Orlando, la compagna, Carla Maria Fornari, e, soprattutto, il figlio di lei, Domenico Petruzzelli, chiamato Dodò, di soli due anni e mezzo. I fratellini del bambino, seduti nel sedile posteriore della Chevrolet Matiz, crivellata di colpi sulla Statale che lambisce il paese a ovest del capoluogo ionico, si salvarono per puro caso, dopo essersi riparati alle spalle delle vittime.


Il movente, una vendetta, secondo i pm, è legato ai rapporti tra Di Napoli e Orlando. Quest’ultimo, in carcere per un duplice omicidio (quella sera lo stavano riaccompagnando alla casa circondariale di Taranto), avrebbe avuto screzi col boss per non essere stato tutelato dopo i suoi delitti e, tornato in paese, sarebbero cominciati dispetti, “affronti” e ritorsioni. I contrasti sono testimoniati dalle intercettazioni, ambientali e telefoniche, e altro materiale raccolto durante le indagini. Da qui è emerso anche il rapporto di gelosia tra i due, perchĂ© Di Napoli ebbe una relazione precedente proprio con Carla Maria Fornari.

In sostanza, Orlando in circolazione, secondo l’accusa, rappresentava un pericolo per Di Napoli, che da tempo aveva pianificato di ucciderlo. Per farlo, si sarebbe rivolto ad assassini provenienti da fuori. Forse calabresi. La singolarità del processo sta nell’accusa rivolta al mandante e nella mancata individuazione, però, di chi compì quella strage, che sconvolse tutta l’Italia. Una notizia che fece il giro del mondo, per la morte del piccolo Domenico, tenuto in braccio da Orlando.

L’accusa ha chiesto anche quattro anni di reclusione per Giuseppe Ruffano, imputato per il furto, in concorso con Di Napoli, dell’auto, la Opel Astra ritrovata a distanza di tempo nella zona della strage, usata come mezzo di copertura quella notte. Imputati anche Antonio Valente e Antonio Daraio, entrambi di Palagiano, per favoreggiamento.

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