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Due milioni di euro spesi per telecamere mai accese. Ora la Corte dei Conti chiede alla Procura di indagare su amministratori e dipendenti del comune di Bari. Lo scrive il quotidiano “La Repubblica” ricostruendo l’accaduto.

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La procura della Corte dei conti aveva chiesto la condanna dei componenti della commissione di gara dell’Amtab che aggiudicò il progetto, ritenendo la storia del Poma, le telecamere installate nel 2000 e mai entrate in funzione, “un caso emblematico quanto eclatante di spreco di denaro pubblico “. La sentenza della sezione giurisdizionale della Corte dei conti boccia però la richiesta della procura e i giudici contabili suggeriscono una nuova indagine proprio a carico del Comune.

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La storia del Poma comincia nel ’96 quando l’allora amministrazione comunale, guidata da Simeone Di Cagno Abbrescia, dà il via libera al Poma, un progetto per la realizzazione di un sistema automatico per il controllo dell’accesso dei veicoli nel centro murattiano di Bari. Il sistema viene montato, ma di fatto non entra mai in funzione perché il ministero dei Trasporti fa notare come le telecamere non siano mai state omologate. Ora a distanza di 20 anni, la Corte dei Conti chiede che si faccia chiarezza e dopo aver archiviato la responsabilità – ipotizzata inizialmente – dei cinque componenti della commissione di gara, potrebbe aprire un nuovo procedimento, questa volta chiamando in causa gli amministratori pubblici.


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