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Il 16 marzo di 38 anni fa veniva rapito Aldo Moro, mentre i cinque uomini della sua scorta venivano barbaramente assassinati nel nome di una fantomatica, pretesa e pretestuosa giustizia del popolo, sotto i cui colpi cadevano, invece, proprio il popolo e la democrazia. Allo statista pugliese sarebbe toccata la stessa sorte il 9 maggio. A distanza di 38 anni questa tragedia resta coperta da ombre inquietanti che feriscono a morte la nostra coscienza di cittadini e di uomini delle istituzioni. 

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Quest’anno cade il centenario della nascita di Aldo Moro. E io vorrei rinnovare il mio impegno, nell’ambito della Commissione parlamentare di inchiesta insediatasi due anni fa, per la ricerca della verità – non già giudiziaria – ma civile e politica, su quanto accadde nei giorni tragici del sequestro Moro, che hanno profondamente condizionato il corso della storia del nostro Paese.

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Commemorare senza fare luce sarebbe un atto ipocrita. Fare luce è un obbligo morale, politico e civile.

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Aldo Moro e gli uomini della sua scorta ci hanno consegnato il significato più profondo di cosa voglia dire essere al servizio della comunità. Il ricordo di un evento così brutale diventi, quindi, occasione di riscatto per recuperare un’etica della responsabilità preziosa e indispensabile per il futuro democratico del nostro Paese.

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di Luigi d’Ambrosio Lettieri, parlamentare di CoR

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