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Dopo il fiume di colpi di scena dell’ultima puntata, Il Trono di Spade torna questa settimana con un episodio distensivo, se così si può definire un qualsiasi prodotto della penna insanguinata di George R.R. Martin.\r\n\r\nNella 6x03-Oathbreaker assistiamo a un’operazione simile a quella della prima puntata, con un avanzamento simultaneo di più situazioni lasciate in sospeso, che caricano lo slancio che scatterà nel prosieguo della storia.\r\n\r\nRispetto alla media della serie, nella puntata di ieri sera ci sono poche carneficine e pochi sussulti: dopo il ritorno del Lord Comandante Snow, occorrevano cinquanta minuti di riposizionamento dei pezzi sulla scacchiera, per proseguire nel racconto dei giochi di potere e di intrecci di forze che si concentrano nel Continente Occidentale e oltre il Grande Mare.\r\n\r\nJon Snow (Kit Harington), come ci si poteva aspettare e augurare, apre la puntata, nudo come l’ignota mamma l’ha fatto e racconta il suo viaggio nell’oltretomba a una delusa Melisandre (Carice van Houten), ancora alla ricerca della propria fede perduta. Tornato a camminare tra i vivi, Jon si presenta tra i suoi compagni come un dio risorto per condurre la propria battaglia contro i traditori e per arginare il pericolo che si annida oltre la barriera.\r\n\r\nRitroviamo qualche personaggio perso nei meandri della quinta stagione: per primo spunta Samwell (Sam) Tarly (John Bradley), insieme a Gilly (Hannah Murray) e al piccolo Sam, sulla strada per tornare a casa. La coppia, che dona un po’ di dolcezza e di buoni sentimenti all’ambiente spietato del Continente Occidentale, ci intrattiene con un dialogo in cui ribadiscono quanto siano puri e leali l’uno verso l’altra. Una sequenza forse troppo prolissa e verbosa, ma speriamo che il buon Sam sappia farsi perdonare, come ha sempre fatto nelle situazioni più disperate.\r\n\r\nBran Stark (Isaac Hempstead-Wright), continua le sue passeggiate nell’album di famiglia, incontrando il padre da giovane (che somiglia spaventosamente alla versione hippie di Barney Stinson), in procinto di espugnare una torre dove, verosimilmente è prigioniera la sorella Lyanna. Quando ci iniziamo a chiedere se Bran sia tornato solo per andare a illuminare il passato della famiglia Stark e delle altre dinastie di Westeros, ecco che Brynden Rivers (Struan Rodger) AKA il Corvo a Tre occhi, ci viene incontro spiegandoci il destino del personaggio.\r\n\r\nDispersa nel profondo sud la bionda Daenerys (Emilia Clarke) fa i conti con la cultura che l’ha adottata nei tempi remoti del matrimonio con Khal Drogo. La giovane Targaryen si rende conto che la vita da Khaleesi non è tutta cavalcate e cuori di bue e che essere una donna sola in un mondo di guerrieri può portare a qualche problema: dopo l’ennesima, lunghissima, enumerazione di patronimici e appellativi, il destino della madre dei draghi è nuovamente appeso a un filo.\r\n\r\nNel frattempo l’eunuco Varys (Conleth Hill) e il nano Tyrion Lannister (Peter Dinklage) portano un po’ di real politique in quel di Mereen, mostrando a Missandei (Nathalie Emmanuel) e a Verme Grigio (Jacob Anderson) come si risolvono i problemi su al nord. Con il ricatto e la corruzione, infatti, si risale ai mandanti della rivolta dei figli dell’Arpia. Anche in questo caso, la sequenza che vede il dialogo tra Tyrion, Missandei e Verme Grigio risulta un po’ stiracchiata e il personaggio del nano perde momentaneamente di mordente.\r\n\r\nAllo stesso modo, ad Approdo del Re, le pedine tornano a schierarsi: da una parte Cersei (Lena Headley), gonfia di veleno e di sete di vendetta, Jamie (Nikolaj Coster-Waldau) , sempre più succube della sorella/amante/madre dei suoi figli, Sir Gregor Clegane (Conan Stevens), diventato una specie di golem che ammazza a comando della regina e il Frankestein di Westeros, il maestro Qyburn (Anton Lesser), dall’altra tutto il consiglio ristretto, tra cui Olenna Tyrell (Diana Rigg), deciso a far fuori la regina e i suoi scagnozzi.\r\n\r\nTra i due fuochi, il sempre più debole Re Tommen (Callum Wharry) dalla mano talmente poco risoluta da farci rimpiangere il crudele fratello maggiore Jeoffrey, passato a miglior vita diverse stagioni fa. Il personaggio non matura, continua a incespicare tra le campane della madre e di High Sparrow (Jonathan Pryce), lasciando Approdo del Re marcire in uno stato stagnante.\r\n\r\nTornando ai signori del Nord, gli Stark, Arya (Maisie Williams) continua il suo addestramento e ci mostra i suoi progressi: troppo poco, tuttavia, per emozionarci realmente. Il vero coup de théâtre della puntata riguarda, invece, un altro Stark, il piccolo Rickon (Art Parkinson) che ricompare a sorpresa finendo nel posto peggiore in cui un personaggio del Trono di Spade possa trovarsi: tra le grinfie del perverso e malvagio Ramsay Bolton (Iwan Rheon).\r\n\r\nCon il ritorno di Rickon e un finale soddisfacente ma ancora enigmatico (come da tradizione), termina la terza puntata di questa sesta stagione de Il Trono di Spade, illustrandoci, nel complesso, spunti interessanti ma lasciandoci assetati di reali avanzamenti.\r\n\r\n 


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