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Una squadra che subisce quattro gol, l’ultimo contro un avversario in dieci uomini, non merita di passare il turno e arrivare alle semifinali play-off. La stagione del Bari si chiude con una sconfitta nei quarti di finale al San Nicola contro un Novara più in palla e con in attacco un Gonzalez scatenato. Sconcertante l’approccio alla gara dei pugliesi, apparsi poco incisivi e colpevoli di una serie sterminata di amnesie in fase difensiva, a cui si sono aggiunti gli infortuni di Tonucci e Maniero, tra i più determinati nella brigata biancorossa. Il gol nel secondo tempo supplementare di Galabinov fa calare il sipario sul 3-4 e conferma le lacune di organico del Bari, con soluzioni e alternative inadeguate soprattutto in difesa.

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La chiave tattica. Novara micidiale nelle ripartenze, Bari distratto in difesa

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Il vantaggio del Novara è una prodezza di Gonzalez, ma certi gol riescono solo ha chi ha birra ed energia nelle gambe e nella mente. Dopo l’avvio da incubo, Il Bari non ha la creatività per esercitare qualcosa di più di una flebile supremazia territoriale. Il raddoppio è  la conseguenza dell’equilibrio perduto e dell’applicazione degli avversari nelle ripartenze. La tripletta dell’argentino sembra chiudere i giochi. La rimonta, in un clima surreale per la contestazione della curva, si rivela effimera. Galabinov coglie in fallo la linea difensiva è firma il poker. Dezi può pareggiare ma tira in curva.

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Punto di forza. Rosina illumina e segna, ma non può vincere da solo

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Rosina ci mette tutto quello che ha. Segna una doppietta. Lotta, pressa ma non può vincere da solo. La magia di Puscas illude. Ci vorrebbe più grinta, ma nel finale basta la freschezza dell’ex Lanzafame a bucare i reparti. E’ mancata la forza, fisica e mentale, per lanciare il cuore oltre l’ostacolo.

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Punto debole. Una difesa inadeguata per un campionato di vertice

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Se i play-off hanno l’attenuante di essere una roulette, il rendimento stagione della retroguardia è stato sempre allarmante. E le quattro reti subite dal Novara sono l’ennesima dimostrazione della debolezza di una difesa che non è stata rinforzata adeguatamente nel mercato di gennaio, passaggio dal quale la rosa è risultata indebolita (il buon rendimento di Dezi non cambia il quadro finale).

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La curiosità. Paparesta in panchina e poi sotto la curva

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Ci ha creduto Gianluca Paparesta. Il presidente ha seguito la partita in panchina. Ha sofferto, esultato, gioito e poi è andato sotto la curva a raccogliere la rabbia della tifoseria. Avrebbe voluto essere anche in campo con la maglia dei galletti nei supplementari, ma  – come aveva fatto intendere Camplone richiamando il gruppo ad una assunzione di responsabilità – in campo ci andavano i giocatori…

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@waldganger2000


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