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You Want it è il nuovo singolo da Tender Hearted, il secondo album di Diana Winter uscito nell’Ottobre 2015. L’irresistibile e frenetico brano mescola rock e soul, e conta sulle collaborazioni di Fabio Balestrieri, Damiano Ruggeri e Phil Gould dei leggendari Level 42, oltre che su un videoclip nel quale si esprime l’arte dell’iraniano Arash Irandoust. Questo secondo singolo, che segue A Better me, ci parla di una storia d’amore che volge ormai alla conclusione, e di tutti i sentimenti contrastanti che si possono vivere in casi come questo.

Diana Winter, che molti ricorderanno per essere stata la vocalist di Giorgia  (nei tour del 2009 e 2012) e per la partecipazione nel 2013 al celebre programma di RaiDue, The Voice of Italy, ha risposto ad alcune domande per Borderline24.

You want it si caratterizza anche per un riuscito connubio con l’arte di Arash Irandoust. Più in generale, qual è il rapporto di Diana Winter con l’arte?

Penso che l’arte e la spiritualità siano gli ambiti che più nobilitano l’uomo.

You want it parla di una storia tra bene e male, tra volere e non volere, tra sentimento e ragione. Diana Winter da quale parte si colloca?

…sono spesso incline agli eccessi!

In Tender Hearted ci sento tantissimo di Michael Jackson. Quali sono però, più precisamente, i punti di riferimento di Diana Winter?

In primis la musica classica, che ho ascoltato e studiato fin da bambina. Dopodiché gli innumerevoli ascolti (di tutti i generi) e le molte e diverse esperienze musicali, ma soprattutto le esperienze, le persone conosciute, le storie che adesso posso raccontare.

Due parole sull’esperienza a The Voice of Italy.

I talent sono l’espressione della cultura televisiva contemporanea e hanno contribuito all’ignoranza che il pubblico ha mediamente in ambito artistico e musicale. Questo non perché nei talent non ci sia qualità, ma perchè vengono percepiti dal pubblico come unici veicoli di “arte” e “musica”, quando sono in realtà “spettacolo” e “televisione”. Tutto qui. Il problema è: l’arte e la musica come possono invece arrivare al grande pubblico? Sembra che senza spettacolarizzazione e competizione non interessino a nessuno. Io invece ascolto Koln Concert e piango. Boh. Perché l’ho fatto? Perché era pubblicità gratis.

Diana Winter scrive canzoni sin da piccola. Negli anni, come è cambiato il suo modo di farlo?

Prima la scrittura era in qualche modo legata alle piccole sofferenze che avevo. Una volta strutturata la mia personalità adulta, mitigati dolori e squilibri infantili e adolescenziali, la creazione di musica (anche strumentale!) è diventata sia una necessità espressiva che un esercizio di stile.


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