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BARI – L’automatismo nel compiere gesti di routine e la presenza di due treni sui binari potrebbero aver indotto in errore il capostazione di Andria, Vito Piccarreta. Sono terminati in serata gli interrogatori dei due ferrovieri indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Trani sull’incidente ferroviario che è costato la vita a 23 persone sulla linea Corato-Andria. Oltre a Piccarreta è stato sentito anche Alessio Porcelli, capostazione di Corato.

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L’interrogatorio di Piccarreta

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Collaborazione, risposte arricchite per le richieste di integrazioni dei magistrati, voglia di “chiarire, subito” la propria posizione. Piccarreta è entrato in Procura a Trani dopo le 11 ed è stato interrogato per 6 ore. La richiesta di rinvio dell’interrogatorio non è stata accolta dal pool di pm guidato da Francesco Giannella. E il confronto è stato a tratti drammatico, “intenso fino allo stremo”. Gli inquirenti avevano tanti punti da chiarire, e non si sono mai accontentati di passaggi formali o sommari.

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Non ha detto “quel treno l’ho fatto partire io” perché quel treno di Andria non doveva partire. C’è un regolamento ferroviario che abbiamo fatto acquisire, perché dimostra come ci siano state diverse concause. È davvero un insieme di fatalità quello che sta emergendo. Perché se fosse stata la disattenzione solo di una persona, l’incidente si sarebbe potuto evitare”: l’avvocato Leonardo De Cesare, legale di Piccarreta, è determinato nel far emergere tutte le responsabilità, soprattutto perché se ci fosse stato un sistema moderno di controllo del traffico, un errore umano sarebbe stato rimediabile o emendabile.

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Per questo Piccarreta si è presentato con il “regolamento ferroviario” (ora agli atti), dove è sviscerata la procedura attuata dai capistazione. E ha ribadito, senza tentennamenti di non aver alterato (con la penna!) il registro presente nella stazione di Andria, mentre il maledetto via libera per la partenza del treno per Corato sarebbe stato determinato da un “automatismo”, un riflesso condizionato generato dall’avere sui binari della sua stazione due convogli.

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La ricostruzione di quei tragici minuti tra le 10.51 e le 11.08

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Ma cosa ha indotto Piccarreta a dare il via libera, anziché attendere il passaggio del treno proveniente da Corato? Incrociando le versione dei due capistazione, la ricostruzione di quei minuti drammatici che emerge è questa: alle 10.51, Porcelli chiama il collega Piccarreta e gli chiede il via libera a far partire il primo treno, l’ET1642, si tratta di un convoglio aggiuntivo che è in ritardo di circa 23 minuti. Dalla stazione di Andria giunge l’ok e il mezzo si muove. Trascorrono 8 minuti, alle 10.59 Porcelli alza il telefono e chiama nuovamente Piccarreta, questa volta per avere l’autorizzazione a far muovere il secondo treno, l’ET1016. Anche in questo caso, il capostazione di Andria dà il suo assenso. Però, a questo punto succede qualcosa: Piccarreta, forse, vedendo sui binari di Andria già due treni fermi, si convince che il convoglio da Corato sia già arrivato e, in un gesto quasi automatico, alza la paletta verde e fa muovere tutti e due i treni, il primo verso Corato, l’ET1021, l’altro verso Barletta. Alle 11.08 l’ultimo drammatico colloquio: il capostazione di Andria chiama il suo collega di Corato e lo avverte che la linea ferroviaria è libera, perché ha fatto partire i due treni fermi. A quel punto probabilmente capiscono che c’è stato un errore imperdonabile ma è troppo tardi, perché alle 11.07 – un minuto prima – i due convogli si sono scontrati a circa 100 chilometri orari all’uscita di una curva.

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L’interrogatorio di Porcelli

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“Non mi ha avvisato che il treno da Andria si era mosso, non doveva partire”, si è difeso Porcelli durante l’interrogatorio durato un paio di ore. “Siamo certi di aver chiarito ogni circostanza e siamo sereni”, commenta il suo avvocato, Roberto Chiusolo. La Procura tranese potrebbe riascoltare una seconda volta Piccarreta per chiarire alcuni particolari.

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