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Una perquisizione a Gravina in Puglia e controlli a tappeto tra alcuni gruppi di cittadini tunisini e albanesi presenti in provincia di Bari. L’inchiesta del pm della Dda di Bari, Roberto Rossi, e della digos punta alla rete di conoscenze e legami costruita in Puglia dal 37enne tunisino, C.C, arrestato in Francia dopo l’attentato di Nizza. L’uomo – accusato dagli inquirenti francesi di aver fatto da intermediario fra l’attentatore, Mohamed Lahouaiej-Bouhle, e due albanesi trafficanti d’armi – ha vissuto e lavorato tra Bari e Gravina per diversi anni, almeno sino al 2015.\r\n\r\nL’antiterrorismo barese ha quindi avviato le indagini per approfondire la vicenda e scoprire che tipi di contatti abbia avuto durante la sua lunga permanenza. Le prime verifiche avrebbero però consentito di escludere che l’uomo abbia avuto legami con ambienti del radicalismo islamico. Gli accertamenti sono ancora in corso, per ricostruire l’intera rete di contatti dell’uomo nel Barese, capire se ha mantenuto legami con qualcuno ancora presente in Puglia e i suoi spostamenti. E’ questo il motivo per il quale i controlli sono stati estesi a diversi cittadini di nazionalità tunisina e albanese residenti in provincia di Bari. A coordinare le verifiche è il procuratore aggiunto Roberto Rossi, magistrato Antimafia, il quale negli ultimi mesi ha aperto diversi fascicoli d’inchiesta proprio sui passaggi sospetti dal porto di Bari e sul ruolo del capoluogo pugliese come base logistica per supporto a foreign fighters.


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