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Hanno patteggiato pene comprese fra i 14 e 18 mesi di reclusione le 15 persone, tra iracheni, iraniani e siriani, arrestati nel porto di Bari dalla polizia nelle scorse settimane perché trovati in possesso di documenti falsi. Nel processo per direttissima con contestuale convalida degli arresti in flagranza, gli indagati, accusati di detenzione di documenti di identità falsificati e di provenienza illecita, hanno raccontato il proprio viaggio fino in Italia.

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Dinanzi al giudice Domenico Mascolo hanno spiegato di aver incontrato in un parco ad Atene, in Grecia, un cittadino afghano che avrebbe fornito loro i documenti falsi con i quali poi si sono imbarcati su un traghetto diretto a Bari con l’obiettivo di raggiungere la Germania per ricongiungersi con alcuni parenti. Ciascun documento, hanno detto al giudice, gli sarebbe costato 3mila euro, compresi quelli per le donne e i bambini, ventotto in totale. Una volta sbarcati nel porto di Bari, però, gli uomini sono stati arrestati in flagranza mentre le donne e i figli affidati a strutture di accoglienza. A circa dieci giorni dagli arresti, gli indagati hanno ottenuto l’immediata scarcerazione dopo il patteggiamento con pena sospesa.


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