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“Mi chiamo Francesco, ho 67 anni e sono un ex giocatore d’azzardo. Oggi festeggio il mio sesto anno senza gioco, l’inizio della mia nuova vita”. Con Francesco parlo al telefono e me ne pento dopo qualche minuto dall’inizio della telefonata perché quegli occhi – di chi racconta se stesso, le proprie debolezze, i propri errori – avrei voluto averli davanti ai miei.\r\n\r\n”Ho cominciato a giocare quando sono andato in pensione nel 2007. Mio moglie era morta un anno prima e i miei figli vivevano fuori per lavoro. Le giornate passavano lente nella solitudine. Quella solitudine che fa male. Un giorno – un maledetto giorno – è cominciata la mia fine. Sono entrato in un tabaccaio per ricaricare il telefono e con il resto di 5 euro ho comprato un ‘gratta e vinci’. Ho vinto mille euro ed è stata la mia più grande sfortuna.\r\n\r\nHo iniziato a giocare. Non pensavo ad altro. Volevo solo giocare. Dodici – tredici ore al giorno che si traducevano in 2 – 3 mila euro perse. Poco conta se vinci, ricominci comunque a giocare. Perché al giocatore d’azzardo interessa solo quello, quasi più che vincere. Compravo qualsiasi cosa dai gratta e vinci tradizionali a tutte le diavolerie che si nascondono dietro i biglietti da grattare. Poi sono passato alle slot machine e ai video poker”.\r\n\r\nE’ un fiume in piena Francesco. Racconta i particolari di quelle giornate sempre uguali. Tre anni, mille e novantacinque giorni trascorsi sempre nella stessa maniera. Con un unico pensiero: il gioco.\r\n\r\n”Ero un pensionato che si stava giocando i sacrifici di una vita. Prima il tfr, poi la liquidazione. Finita anche quella, ho cominciato a raccogliere gli oggetti di casa. I miei ricordi, i ricordi della mia famiglia. Ho venduto tutto e ho continuato a giocare. Un giorno ho vinto 10mila euro, ma il giorno dopo li avevo già persi. Avevo perso tutto. Ho chiesto soldi alla prima finanziaria, poi alla seconda, alla terza e infine alla quarta. Debiti su debiti, rate su rate. Poi…”.\r\n\r\nLa conseguenza sembra inevitabile. Quando hai perso tutto e sei pieno di debiti. Quando non hai il coraggio di chiedere aiuto. “Ho pensato di rivolgermi agli strozzini. La prima volta 15mila euro. Poi cifre sempre più alte”. La voce di Francesco cambia tono. “Mi ha preso la disperazione. Ero pieno di debiti. Non avevo più niente, i miei figli non volevano più vedermi. L’unica soluzione era togliersi la vita. Ci ho provato due volte. La seconda ero sul balcone pronto a lanciarmi. Poi, è successo qualcosa. Mi sono fermato. Ho chiesto aiuto. Un mio amico mi ha portato da Don Alberto D’Urso. Lui mi ha ascoltato e mi ha detto che mi avrebbe aiutato”.\r\n\r\n”La mia nuova vita è cominciata nella ‘Fondazione antiusura San Nicola e Santi Medici’. Con i miei fratelli ho cominciato un percorso, una terapia di gruppo fatta di uno scambio di emozioni e di esperienze. Con l’obiettivo – attraverso i dodici passi – di allontanarsi dal pericolo ‘gioco'”.\r\n\r\nFrancesco oggi è parte integrante della Fondazione, va nelle scuole, parla ai giovani, racconta la sua storia. “Tante volte mi capita che dopo gli incontri con i ragazzi, alcuni di loro mi aspettano fuori, mi chiedono informazioni. Mi chiedono aiuto. Sono tanti i giovani  esposti al pericolo gioco: la voglia di guadagnare senza sacrifici, di rischiare. Sono tutte ragioni per avvicinarsi al gioco. Senza sapere che non si può smettere quando si vuole. Il gioco è una droga e come tutte le droghe allontana, rende soli. Il giocatore vive nel suo mondo in silenzio, come il drogato. Non condivide nulla con gli altri. Nulla, perché sa che è sbagliato ciò che fa”.\r\n\r\nPrima di riattaccare mi chiede di non usare il suo vero nome e mi prega di non dimenticare una frase che ha ripetuto spesso nel corso della telefonata: “Vincere per me è stata una sfortuna. L’inizio della fine. Dico a tutti : non giocate”.\r\n\r\nGrazie a chi ha avuto il coraggio di raccontare la propria storia per regalare una speranza a chi in questo momento non ce l’ha.\r\n\r\n 


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