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L’ultimo episodio della quarta stagione di Sherlock, per quanto confusa e problematica a tratti, chiude un cerchio, forse chiude addirittura la saga, a sentire i pettegolezzi.

Ovviamente, seguono SPOILERSSSS.

Il Problema Finale è una matriosca di piccoli casi che Sherlock si trova costretto a risolvere per mettere a posto i ricordi che aveva seppellito nei recessi più reconditi della sua memoria ma che hanno determinato tutte le scelte della sua vita adulta. A forzare questo meccanismo di reminescenza coatto, è la sorella minore di Sherlock, Eurus, la sorella di cui Sherlock non ha memoria e che avevamo incontrato nella scorsa puntata, impegnata a confondere e minacciare John Watson.

La sorpresa dell’entrata in scena della nuova aggiunta alla progenie Holmes (che nei romanzi è un fratello, Sherrinford) è amplificata dall’alone di terrore che la circonda e dalla reticenza con cui Mycroft, l’unico a conoscere la sorte toccata alla sorellina, narra le vicende che hanno portato al suo allontanamento dalla famiglia. A sentire il maggiore degli Holmes, Eurus era, fin dalla più tenera età, un genio psicopatico in divenire che si divertiva a torturare il piccolo Sherlock, nel tentativo sadico di catturare la sua attenzione.
I suoi crudeli esperimenti si risolsero all’epoca nella misteriosa sparizione del cane di famiglia, Redbeard, che diventa il primo caso di Sherlock e l’unico che l’investigatore non ha mai risolto.

In seguito, durane l’ennesimo episodio patologico, Eurus diede fuoco alla casa di famiglia e, venne rinchiusa in un manicomio di massima sicurezza (chiamato Sherrinford, in onore dei romanzi). L’unico a conoscenza dell’esistenza di Eurus è Mycroft il quale, tormentato dal senso di colpa, continua negli anni a far visita alla sorella e ad offrirle dei doni in cambio delle sue intuizioni. Uno di questi regali è un incontro con Moriarty: 5 minuti  di conversazione senza supervisione che danno vita all’intera vicenda di questa terza stagione. Questo incontro spiegherebbe infatti il ritorno di Moriarty sulla scena criminale, mediata dall’intervento di Eurus, direttamente dal mondo dei morti.

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Tuttavia, l’intera vicenda del genio di Eurus, superiore a quello di Newton (!”£$%&/()=?), è ridicolmente esagerata. Il fatto che Eurus si teletrasporti dentro e fuori della prigione a suo piacimento, il fatto che riesca a condizionare (schiavizzare?!) la psiche delle persone solo scambiandoci due parole e infine il fatto che non abbia colto le diverse occasioni avute per manipolare John risultano in alcuni dei peggiori plot-hole di questo episodio.

Ancora più deprimente, poi, risulta il suo rapporto con Mycroft, che a confronto con lei sembra un povero sprovveduto amante dei travestimenti eccentrici, e completamente inadeguato a gestire la sua stessa famiglia. Nonostante un abbondante screen-time a lui dedicato, Mycroft (interpretato, non a caso, da uno degli autori, Mark Gatiss) è il vero sconfitto di questa puntata, perché esattamente come gli sceneggiatori risulta completamente battuto da un personaggio come Eurus, troppo ingombrante e troppo pretenzioso. Altro sconfitto della stagione è il povero Moriarty con ill suo immenso talento teatrale, ridotto a mero strumento narrativo. In particolare, il problema principale, consiste nella sovrapposizione di due super-villain, una sfida che si presenta troppo grande da gestire perfino per quei due geni del male di Moffat e Gatiss.

Infine, la cosa più deludente della puntata è sicuramente la forzata conclusione. Catapultato misteriosamente nella casa di famiglia quasi completamente bruciata, Sherlock si ritrova nei minuti finali a dover risolvere l’ultimo degli indovinelli, che era stato il primo: quello del cane scomparso. Stavolta ad essere scomparso è però Watson, incatenato da Eurus (che ricordiamo essere ubiqua) in un pozzo misterioso.

Nel corso dell’ultima delle numerose epifanie Sherlockiane, l’investigatore ricorderà la verità su tutta la vicenda infantile: a morire per mano di Eurus tanti anni prima non era stato il suo cane ma il suo migliore amico, il piccolo Victor Trevor, le cui ossa sono ancora nel pozzo dov’è bloccato John.

A questo punto, sorprendentemente, l’emotività più che la ragione pervaderanno Sherlock e l’investigatore capirà che il movente omicida di Eurus è sempre stata la ricerca del suo apprezzamento, e la sua follia nient’altro che un disperato grido d’aiuto. Avete capito bene, l’amore è la chiave di questa puntata e un abbraccio è tutto ciò che basterà ad Eurus per decidersi a liberare John e mettere fine al suo (e di Moriarty) piano diabolico.

Alla fine, quindi, per quanto complicata, questa stagione non è altro che uno spiegone sulla forza dell’amore, sulla crescita morale e interpersonale di Sherlock che lo rendono ad oggi un personaggio spiegato, risolto ma anche terribilmente banale e mediocre. Per questo, mentre la voce fuori campo di Mary e il tema musicale sottolineano il lieto-fine strappa lacrime, i veri fan non possono che avere un sussulto di sorpresa e orrore, notando che del loro sociopatico ad alta funzionalità preferito non c’è più traccia in questa serie TV.


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