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Bari, pizzo ai commercianti di Carrassi: al via il processo a carico del clan Diomede

Pubblicato da: Rosanna Volpe | Mer, 22 Marzo 2023 - 18:12
Palazzo di Giustizia

Comincerà questa mattina nel Tribunale di Bari il processo a carico di cinque esponenti del clan Diomede, arrestati 12 mesi fa e accusati a vario titolo di estorsioni ai danni di commercianti del quartiere Carrassi. Tra gli imputati anche Franco Diomede, boss del quartiere.  La Federazione Italiana Antiracket (Fai), si costituirà parte civile nel processo. All’udienza saranno presenti anche il Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, Domenico Cuttaia, il presidente onorario della FAI, Tano Grasso, il vicepresidente nazionale della FAI, Renato De Scisciolo.

Le estorsioni e le minacce
I commercianti erano invitati a “pagare” tra i 100 e i 150 euro a settimana per “stare tranquilli”. Ma al clan Diomede non bastava. Pretendevano che acquistassero da loro buste di plastica usate per la spesa. “Vennero da me e mi dissero che io avrei dovuto comprare da loro quel materiale”, racconta un commerciante del rione Carrassi. Spesso gli affiliati al clan andavano a fare la spesa senza pagare il conto. Lo racconta agli investigatori una delle tante vittime: “Viene una volta alla settimana circa e gli servo carne per un valore di 15/20 euro per volta. Questo avviene da 8/9 mesi. Qualche volta vengono dei ragazzi che mi dicono “hai preparato la spesa di Franco?”. Quando viene lui mi chiede “ti jà dà qualche cos?” e gli rispondo: “fai tu!”. Lui non paga mai e io non lo faccio pagare perché non so che cosa può succedere se io gli dovessi chiedere i soldi. All’inizio ha pagato qualche fornitura dopodiché, da quanto ho saputo chi era non mi ha pagato più niente”. Minacce continue quindi. Come a Natale scorso quando alcuni commercianti sono stati obbligati a consegnare a Francesco Diomede un cesto natalizio. E carne a volontà.
Gli arresti
L’operazione – condotta dagli investigatori della squadra mobile in seguito alle segnalazioni dell’Associazione antiracket – è iniziata a ottobre 2015 e si è conclusa il 18 febbraio scorso con cinque ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Francesco Agnino su richiesta del pm Roberto Rossi.

 

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