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Bari festeggia il suo Santo Patrono. San Nicola di Myra, venerato, oltre che in Italia, praticamente in tutto il mondo, in particolare nei paesi nordici dell’Europa e nel mondo slavo. Dal 7 al 9 maggio diverse manifestazioni, mescolando sacro e profano, fanno rivivere il mito, la tradizione, la devozione, e la festa popolare, non necessariamente in quest’ordine di importanza.
Io vivo, analizzo e racconto l’economia e la finanza dal punto di vista dei suoi impatti nella vita comune di tutti i giorni, cercando di renderla “semplice” e interessante. Ecco perché, in omaggio alla festa dei baresi, la “puntata” odierna, racconta di una storia che a ben vedere è molto collegata al mito Nicolaiano.
Tra le tante leggende che ruotano attorno al Santo di Myra, quella, arcinota, che ha dato origine alla festa, è la traslazione delle reliquie.
Lo scheletro del Santo, già venerato in occidente dal basso medioevo, era infatti conservato presso la città di Myra (attuale Turchia), dove Nicola, che ne era il vescovo, era morto nel 343 d.C.
Un’area che era stata per secoli bizantina, ovvero greca: la cultura e la tradizione bizantina, era infatti stata la vera spina dorsale della diffusione del cristianesimo nell’Europa meridionale durante e dopo la decadenza dell’Impero romano.
Quando Myra cadde però in mano musulmana, Bari e Venezia, all’epoca in concorrenza per i commerci marittimi nel Mediterraneo orientale, ebbero entrambe l’idea di portare le reliquie del Santo nel proprio territorio. A spuntarla, con astuzia e sollecitudine, furono appunto i famosi 62 marinai di Bari, che entrarono in città con le spoglie il 9 maggio 1087.
E cosa c’entra tutto ciò con l’economia e col 2017, fuori dalla tradizione e devozione della festa?
In realtà, al netto dell’aspetto religioso e mistico, la presenza di spoglie e reliquie in una città medievale, era uno dei principali volani di sviluppo. Le reliquie e altri oggetti sacri e miracolosi, favorivano l’afflusso di pellegrini e risorse: sulle spoglie si costruivano, con un vero fiume di denaro raccolto tra il popolo, cattedrali, abbazie, scuole. Attorno ad esse fiorivano di conseguenza fiere, ospitali (antichi alberghi), flussi commerciali, infrastrutture e grandi riunioni ed eventi religiosi, che allora coincidevano col potere politico.
La traslazione permise a Bari di diventare un punto di riferimento economico e, di conseguenza, politico rispetto ad altri centri commerciali del basso adriatico (si veda Canosa) che avevano “attrattive” religiose meno potenti.
Quanto questo sia collegato all’economia del XXI secolo è presto detto: la vocazione commerciale di Bari, già presente per motivi geografici, ne ebbe una evoluzione tutt’ora ereditata, attraverso secoli di sviluppo conseguente. San Nicola, è divenuto, tra l’altro, protettore dei commercianti e dei mercanti.
Soprattutto, è possibile tracciare un parallelismo con Bari e la Puglia di oggi. Come nel Medioevo, il valore aggiunto di una economia cittadina e regionale è costituito dal commercio. Perché un bene o un servizio, hanno valore dove NON possono essere prodotti, o comunque dove la domanda è nettamente superiore all’offerta.
L’economia globale, ha permesso di abbattere molte barriere sulla produzione e ancora di più sulla circolazione di beni e servizi. Allo stesso modo della storia dei 62 marinai baresi, c’è più che mai bisogno di attrattive spirituali, culturali che diano il quid in più nella competitività internazionale, o meglio, interterritoriale.
Bari ha giustamente da tempo puntato sullo sviluppo del terziario (Fiera del Levante, bacini culturali, convegnistica in genere) e il resto della regione ha aggiunto un interessante rinfrescata all’offerta turistica e si è candidata con frequenza all’assorbimenti di servizi in via di trasferimento dallo Stato centrale.
Sono queste le mete del “pellegrinaggio” moderno, i poli attorno ai quali attirare investimenti e sviluppare le metropoli moderne. Come le cattedrali costruite sulle reliquie, così servizi e qualità della vita provocano incrementi demografici, e di conseguenza attirano risorse e investimenti. Le regioni che crescono attorno a questo schema, nell’epoca della globalizzazione, sono destinate al successo perché naturali sbocchi di tutti i movimenti commerciali (di beni, servizi, e persone).
I movimenti commerciali del futuro si innescheranno sempre più proprio nei luoghi dove c’è una forte e dinamica capacità di interpretare differenza tra domanda e offerta. Lo si può fare con idee e investimenti innovativi o semplicemente sfruttando posizione e caratteristiche geografiche. Lavorare per rappresentare una offerta di beni e servizi unici (per esempio verso l’Asia e il mediterraneo orientale), o per ergersi a zona in cui la soddisfazione di questi bisogni appare nettamente più qualitativa, è l’evoluzione dell’economia moderna da seguire.
Il mitico arrivo del Santo nella città di cui è Patrono è quindi un paradigma del modello di sviluppo che Bari, anche per la ricchezza della regione tutta, deve perseguire. E la vocazione commerciale è una eredità culturale, spirituale ed economica, da custodire, con gelosia, al pari delle splendide icone di San Nicola.


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