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Diventato famoso con il webcomic “A panda piace”, Giacomo Bevilacqua ha stupito il suo pubblico con un prodotto del tutto diverso: “Il suono del mondo a memoria”, pubblicato pochi mesi fa da BaoPublishing. Sviluppato come un romanzo grafico, “Il suono del mondo a memoria” abbandona ogni tipo di ironia – se non in qualche nota amarognola, del tutto accessoria ai fini del racconto – e sceglie una strada riflessiva e malinconica.

Al centro del fumetto, c’è Sam, un fotografo in missione a New York per affrontare, in compagnia solo di sé stesso, il grande ostacolo che divide popoli e individui: l’incomunicabilità. A tal fine, Sam concorda con il suo editore Jorge di trascorrere nella metropoli ben due mesi senza parlare con nessuno, se non con Jorge stesso. Eppure, il suo obiettivo è presto messo in discussione da un incontro straordinario, in grado di sconvolgere i piani del protagonista, del suo editore e l’intero ordine delle cose.

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Nella prima parte del romanzo, Sam si muove condizionato dal rigido schema del silenzio assoluto, sperimentando sulla propria pelle quanto sia sempre meno necessaria alla sopravvivenza – nel brusio metropolitano – la ricerca di un vero contatto umano. Per questo, il narratore districa la narrazione in un lungo monologo interiore che – più che raccontare – appunta pensieri sparsi, seguendo un flusso di coscienza, interrotto di tanto in tanto da una voce esterna. Le vignette – disegnate con cura e con uno stile raffinato e realistico – si susseguono come diapositive di un viaggio spirituale, che insiste più volte sui paesaggi e sulla folla, acuendo il senso di smarrimento e di solitudine del protagonista.
Lo sviluppo dei sensi o di capacità parasensoriali, quando si deve fare a meno della parola, sarà invece al centro della seconda parte del romanzo, in cui scopriremo dettagli sul protagonista e l’esito della sua inchiesta solitaria.

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Il rapporto di Sam con la fotografia, uno dei temi centrali del racconto, riprende un topos delle biografie dei grandi protagonisti di questa arte, che spesso confessano di servirsi dell’apparecchio per porre un filtro tra loro e il mondo. Sam/Bevilacqua si accoda perfettamente a questa tradizione, osservando New York quasi esclusivamente attraverso l’obiettivo della sua macchina e non omettendo una certa paura nei confronti del mondo esterno. Lo schermo che egli pone nei confronti del mondo, però, non lo dispensa dalle sue emozioni e dalla umana ricerca di affetti, istinti che salteranno fuori nei dettagli delle sue fotografie e nei suoi incontri casuali. L’obiettivo fotografico come mezzo per leggere una realtà più profonda è un tema che – per il piacere del lettore più attento – rimanda a una certa memoria cinematografica; in particolare le intuizioni che Sam raggiunge con la fotografia ricordano vagamente “Blow Up” di Michelangelo Antonioni. Al posto di un omicidio, però, Sam ritrova nelle sue fotografie il volto della persona che gli restituirà il senso di fiducia nel mondo e nelle relazioni, con cui pensava di aver chiuso per sempre.

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Come Antonioni, Bevilacqua struttura un racconto di grandi silenzi e divagazioni estetiche, attraverso una delle città-icona della cultura occidentale, particolarmente rappresentativa delle grandi storie di solitudine e riscatto. Animato da alte intenzioni introspettive, “Il suono del mondo a memoria” accusa i colpi di una certa fascinazione ermetica, che finisce per compromettere l’immediatezza delle comunicazione. Sicuri che gli affezionati seguaci della linea editoriale Bao troveranno soddisfazione in questo prodotto, invitiamo a una lettura lenta e attenta, che non lasci sfuggire nessun particolare e si soffermi su ogni parola e ogni espressione: così si potrà realmente apprezzare il flusso narrativo del romanzo grafico di Bevilacqua e seguirne l’intricato percorso interiore.


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