Lavoratrici sfruttate nei campi di ciliegie e nelle vigne a Turi, in provincia di Bari: è quanto è emerso da un’inchiesta della Procura di Brindisi, condotta dai carabinieri, che ha portato all’arresto su ordinanza di custodia cautelare di quattro persone italiane accusate a vario titolo di intermediazione illecita, il cosiddetto caporalato.

Secondo quanto accertato le donne, almeno 15 (tutte italiane tranne due straniere) e in stato di bisogno, venivano prelevate da Villa Castelli (Brindisi) e da altri comuni del Brindisino e del Tarantino per essere condotte nel Barese. Avrebbero lavorato per più di otto ore al giorno, a fronte delle sei ore e mezzo previste dal contratto, e sarebbero stati scalati dalla paga anche 8 euro per il trasporto. Invece della paga prevista di 55 euro giornaliere, percepivano 38 euro.

L’inchiesta è partita dalla denuncia di una di loro che ha raccontato agli investigatori, i quali hanno poi proceduto coordinati dal pm Raffaele Casto, di essere stata picchiata per aver chiesto la regolarizzazione del contratto. Il giro sarebbe stato gestito dalla coppia Veccari-Filomeno. Le altre due arrestate sono una donna di Palagiano che si sarebbe occupata di procacciare la manodopera e una residente a Turi, dipendente dell’azienda ritenuta “committente”. Indagini sono in corso per verificare se vi siano responsabilità da parte di personale dell’azienda committente: la normativa applicata è quella introdotta nel 2011, trattandosi di fatti avvenuti nel 2015.

Determinanti si sono rivelate, nell’inchiesta, le intercettazioni ambientali. In un caso una donna sarebbe stata invitata a interrompere i rapporti con l’agenzia interinale a cui si era rivolta per trattare unicamente con i presunti caporali. “Con l’agenzia lavori un mese e con noi lavori sei mesi, otto mesi – le dice un caporale – quindi dipende da cosa vuoi fare. Se vuoi lavorare un mese, altrimenti ti conviene venire con noi”. “Ok – risponde la bracciante – quindi vado all’agenzia e tolgo il contratto”.

Con minacce e intimidazioni, secondo quanto emerso, gli “intermediatori” avrebbero approfittato dello stato di bisogno delle braccianti. “Alle femmine pizza e mazzate ci vogliono, altrimenti non imparano”, si ascolta in un’altra conversazione intercettata. “Femmine, mule e capre tutte con la stessa testa”, dice un altro caporale.


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