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Parigi, si sa, è la città degli artisti. Da sempre i pittori, gli attori e i musicisti europei (e non solo) l’hanno consacrata come patria della ricerca e della creatività. Ma, al di là del cliché ereditato dalla storia e della letteratura, com’è la vita di un artista nella Ville Lumière? Abbiamo parlato con Mauro Gargano, un illustre musicista jazz, che ben 18 anni fa ha lasciato Bari alla volta dell’Île de France per dare una possibilità alla sua carriera.
“Non avevo assolutamente preventivato di andare via da Bari, sopratutto in quel periodo del 1998 nel quale ero ancora in formazione. – ci racconta Mauro – Il solo pensiero di allontanarmi dal mare mi metteva un’ansia terribile”.
“All’inizio pensavo semplicemente di prendere il mio contrabbasso e di girare l’Italia facendo base a Bari, anche grazie al consiglio di Furio Di Castri, un grande contrabbassista italiano con cui studiavo, che mi disse che se volevo essere un musicista jazz professionista, avrei dovuto entrare nell’ordine di idee dello spostarmi continuamente in treno”.

E come mai, poi, ha deciso per Parigi?

Un giorno, però, incontrai una affascinante pianista francese e sono partito per Parigi. Ero pieno di curiosità, di voglia di conoscere una nuova realtà e ho trovato un ambiente non certo accogliente, ma assolutamente stimolante. Se non avessi vinto, però, il concorso di ingresso al Conservatorio Nazionale Superiore di Parigi dopo solo un anno di soggiorno, probabilmente sarei tornato presto in Italia.

Oggi com’è la sua vita a Parigi?

Parigi è affascinante nella sua bellezza ma anche nella sua crudeltà. Vivo affrontando giornalmente una grande metropoli con le sue luci e le sue ombre, stimolante per la sua diversità e multiculturalismo ma difficile per il suo costo e quando la si affronta senza capirne le peculiarità. Parigi è una città che pullula di stimoli artistici e di musicisti.
Le nuove generazioni, in particolar modo, sono molto disponibili a creare una comunità nella quale confrontarsi crescendo collettivamente.

Che differenze riscontra con la sua vita a Bari?

Ovviamente la differenza di stile di vita e opportunità fra le due città è imparagonabile.
Quando scendo a Bari, però, ritorno ad apprezzare il ritmo di vita più calmo, l’aria più leggera, il clima, la giovialità e generosità dei suoi abitanti e i suoi costi contenuti.
Da quando sono diventato padre, poi, (Mauro ha un bambino di tre anni ndr) apprezzo particolarmente la vita familiare, la vicinanza e disponibilità degli amici.
A Parigi è difficile poter incontrare i propri amici, in particolar modo quelli con figli e se vivono in quartieri diversi, a meno che non si programmino i rendez-vous in anticipo, verificando le disponibilità degli uni e degli altri. A volte si programmano gli incontri con gli amici con un mese di anticipo!

Che tipo di supporto dà lo stato francese a un artista?

Il sistema è complicato nel suo funzionamento burocratico ma assolutamente equo nella ripartizione e perfettamente sostenibile. Per la musica ci sono diversi tipi di supporto, anche se non tutti molto accessibili se non si dispone di una struttura per accoglierli (associazione, società, impresa), o di un vissuto artistico e professionale che ne giustifichi la richiesta.
In ogni caso per i musicisti ed i tecnici dello spettacolo esiste uno statuto che si chiama “intermittence du spectacle”, che fornisce un supporto economico mensile da investire nel proprio lavoro e che permette di realizzare molti spettacoli impiegando professionisti qualificati. Questo statuto permette a moltissimi musicisti provenienti da fasce sociali medio basse di poter sviluppare una carriera nella musica senza avere necessariamente il supporto economico fornito dalla famiglia.

Cosa cambia rispetto alla vita da musicista in Italia?

Si prova molto di più che in Italia e ciò permette di montare repertori di musica completamente originale e di affinare i dettagli più minuziosi anche in gruppo.
Si lavora molto viaggiando in treno, cosa che ancora è difficile in Italia, salvo se non ci si ritrova nelle tratte della grande velocità: da questo punto di vista, ad esempio, noi pugliesi per esempio siamo purtroppo ancora tagliati fuori.
Per quanto riguarda il panorama concertistico, invece, in Francia ci sono tantissime scene nazionali sovvenzionate direttamente dal Ministero della Cultura francese; si crea, quindi, un circuito attraverso il quale le creazioni originali possono girare e trovare un terreno fertile per la propria diffusione.
Nonostante i cospicui tagli alla cultura operati dal recente governo Hollande, i francesi continuano ad investire nella cultura in senso sociale, permettendo così a tante realtà – anche provinciali – di poter godere di programmazioni di alto livello riservate a realtà metropolitane più grandi e prestigiose. Tutto ciò crea un ambiente artistico molto stimolante e proiettato verso la realizzazione di progetti molto ambiziosi.

Che consigli darebbe a chi vuole fare un’esperienza simile alla sua?

Di imparare un minimo il francese, perché in Francia parlare la lingua è fondamentale: salvo le nuove generazioni, pochissimi parlano inglese. Se si ha come progetto quello di vivere in Francia, bisogna necessariamente confrontarsi con la burocrazia francese e nell’amministrazione pubblica si parla esclusivamente francese.
Consiglio anche di programmare dei soggiorni esplorativi per capire come funziona la città, e di come sfruttare le numerose opportunità che offre. Inoltre, bisognerebbe darsi un obiettivo concreto per incominciare,  magari lo studio o un progetto culturale. Infine, non lasciatevi travolgere dal proverbiale cattivo umore dei parigini, la città è grande e ci sono anche persone molto disponibili ed aperte e, soprattutto, non restate solo fra italiani.


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