“Ogni disco rappresenta una ricerca, il raggiungimento di una nuova consapevolezza ed è per questo che ogni mio lavoro è così diverso da quello precedente. In ogni album vado alla scoperta di nuove storie, nuovi territori e nuovi personaggi da raccontare”.

Istrionico. Popolare. Colto. Coinvolgente. Le diverse facce artistiche di Alessandro Mannarino sono pronte a travolgere il pubblico pugliese, sabato, 1 luglio, nella banchina San Domenico di Molfetta, con il suo Apriti cielo tour (dal nome del nuovo album).

Dopo il successo del Il bar della rabbia (2009) e l’ultimo lavoro discografico Al monte (2014), torna dopo tre anni con un nuovo progetto musicale. Cosa c’è dietro il lavoro musicale di questo disco?

“Ho voluto continuare il discorso con cui avevo concluso il lavoro precedente e immaginare cosa ci fosse aldilà del monte. Questo è un disco che è nato ed è stato ispirato dai molti viaggi che ho fatto in questi ultimi anni, soprattutto in Sud America. Di questi luoghi apprezzo molto la concezione della musica, considerata come un qualcosa che serve a comunicare con il corpo e arriva prima al corpo e poi alla testa. Il mio intento, quindi, è quello di unire la scrittura cantautorale a ritmi che invitino a ballare.

Si può dire che il ballo, il voler vedere la gente allegra seguire i suoi ritmi sia una costante della sua musica. Quali influenze ci sono in Apriti cielo?

“Anche questo disco è un inno al vitalismo e alla spinta vitale che determina ogni singola vita, caratterizzato da un sound internazionale, con ritmi che rimandano a Bahia, all’Africa e a New Orleans e che attinge al rock, al folk al romanesco e al blues. La mia musica si ispira ad una frase di Vinicius De Moraes “il samba è una tristezza che balla”. E’ un album che cerca la bellezza con dolce disperazione, un’allegria non vuota e frivola bensì piena, che sceglie il bello come possibilità di salvezza”.

Cosa si deve aspettare il pubblico che raggiungerà banchina San Domenico a Molfetta, sabato prossimo?

“Sarà un live con musicisti, ben dodici elementi, e la musica al centro del palco. Ho pensato, ad esempio, di eliminare qualche lento e lasciare spazio a brani più ritmati che si abbinano di più alla stagione estiva. La scenografia sarà più alleggerita rispetto a quella che ho portato in giro nel tour a chiuso. La differenza tra i pezzi dell’ultimo disco e quelli dei dischi precedenti si sente molto nel live. È una questione di composizione diversa: sono brani più maturi, nati per i concerti grazie all’esperienza che negli anni ho acquisito nell’esibirmi. Le canzoni di primi dischi erano più intime e pensate per una dimensione più teatrale. Brani del nuovo disco come Babalù e Arca di Noè in concerto funzionano alla grande, anche più del disco. In particolare Arca di Noè è stata una sorpresa, ho sempre pensato che fosse difficile riproporla dal vivo per tutti gli strumenti e le sonorità che contiene, invece ha una resa incredibile”.

Cosa promette al pubblico pugliese?

“Sono convinto che il concerto non sia una performance che serve a mostrare le mie abilità, piuttosto è un’urgenza di comunicare con il mio pubblico che arriva proprio dalla voglia di fare qualcosa assieme ai miei fan, renderli partecipi al 100% del mio concerto perché credo che il live funzioni solo se si instaura empatia con chi viene ad ascoltarmi”.

Per informazioni: http://www.alessandromannarino.it/

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