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Michele Amedeo era un onesto e tranquillo cittadino, un netturbino dell’Amiu incensurato e descritto da tutti come una persona perbene. La sua vita è stata interrotta il 25 aprile scorso, ucciso con una raffica di proiettili proprio davanti alla sede dell’Amiu. Sei mesi dopo il suo assassinio non solo non si conosce il volto del killer, ma non è nemmeno chiaro il movente che ha mosso la mano dell’assassino. Un omicidio che rischia di restare senza colpevoli.

Gli inquirenti hanno ricostruito tutta la vita del 50enne, hanno ripercorso ogni istante degli ultimi mesi e giorni vissuti da Amedeo, ma non è emerso nulla che possa far propendere per una pista investigativa. Nessuna compagnia sbagliata, una vita tranquilla, tutto lavoro e famiglia. L’uomo era impiegato alla conduzione delle idropulitrici, la sera del 25 aprile, poco prima delle 22 e 30, si recò, puntuale come sempre, in azienda per cominciare il suo turno. Però, quella sera ad attenderlo fuori dai cancelli dell’Amiu  in via Fazio, al quartiere San Paolo, c’era il killer.

La vittima fece in tempo a parcheggiare la sua Lancia Y, fece pochi passi  fu affiancato da un’altra macchina: da una pistola semiautomatica furono esplosi 5-6 colpi, il 50enne non ebbe scampo. I colpi furono uditi dai suoi colleghi che corsero a vedere cosa fosse successo e videro Michele sull’asfalto, riverso in una pozza di sangue.


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