La sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sui fatti di piazza San Carlo. Lo ha annunciato la stessa prima cittadina, che assicura “come sempre massima collaborazione agli inquirenti”. “E’ interesse di tutta la cittadinanza – sottolinea – che vengano ricostruiti i fatti e definite le responsabilità di ognuno”. Tra i destinatari dei provvedimenti, in tutto 20, c’è anche il questore Angelo Sanna.

L’inchiesta dei pm Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacileo, coordinata dal procuratore Armando Spataro, punta a ricostruire cosa determinò l’improvviso panico che la sera del 3 giugno assalì la folla davanti al maxischermo allestito per la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. I magistrati vogliono individuare cosa è andato storto nell’organizzazione e nella gestione della serata. Tutti gli enti che hanno avuto un ruolo sono stati investiti dagli accertamenti. La ressa provocò una vittima, Erika Pioletti, e 1526 feriti, alcuni molto gravi travolti dalla folla in fuga per la paura di un attentate, altri, numerosissimi, dai cocci di vetro di bottiglia sparsi sulla pavimentazione dell’intera piazza.

“Allo stato non risultano individuate le specifiche ragioni che hanno determinato panico collettivo tra le migliaia di persone presenti in piazza San Carlo e le conseguenti drammatiche vicende – scrive il procuratore capo Armando Spataro in un comunicato -. Sono state esaminate circa 200 persone informate sui fatti, sono stati acquisiti filmati, documenti e provvedimenti vari, tutti dettagliatamente analizzati, sono stati effettuati sopralluoghi nella predetta piazza e nel parcheggio sottostante, sono state eseguite due consulenze tecniche. E gli inviti a comparire emessi sono anche finalizzati ad acquisire le dichiarazioni difensive delle persone che accetteranno di rispondere, così da poter eventualmente compiere conseguenti ulteriori accertamenti (non esclusi i confronti che si rendessero necessari) anche nel loro interesse, sicchè non possono in alcun modo essere considerati equivalenti ad atti di promovimento dell’azione penale”.

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