I «Parenti Serpenti» di Carmine Amoroso che Mario Monicelli portò sul grande schermo, vanno in scena con Lello Arena e la sua compagnia per la regia di Luciano Melchionna, venerdì 9 febbraio (ore 21), al Teatro van Westerhout di Mola di Bari, per la Stagione della Compagnia Diaghilev. Il popolare attore napoletano indossa i panni del patriarca della numerosa famiglia che ogni anno, da tanti anni, si riunisce per il Natale nel paesino d’origine. Ma l’incontro si trasforma improvvisamente in un appuntamento velenoso, tra ricordi e regali, mettendo in luce le nevrosi e gli stanchi rapporti di coppia di figli, nuore e generi.

In una produzione di Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro, Melchionna ripercorre la sceneggiatura di Amoroso per il film di Monicelli, nel quale Paolo Panelli interpretava nonno Saverio. «Immaginare in quel ruolo Lello Arena, con la sua carica comica e umana – racconta il regista – mi ha fatto immediatamente sorridere, tanto da ipotizzare il suo sguardo, come quello di un bambino, intento a descrivere ed esplorare le dinamiche ipocrite e meschine che lo circondano».

I due anziani genitori accolgono con grande gioia i figli e le loro famiglie, interpretati da Fabrizio Vona, Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Carla Ferraro, Serena Pisa e Raffaele Ausiello. L’atmosfera sembra piena di affetto e calore. Ma durante i festeggiamenti affiorano i primi screzi e pettegolezzi. Poi, nel corso del pranzo del giorno di Natale, l’anziana madre, che in questo spettacolo con le scene di Roberto Crea e i costumi di Milla ha la voce e il volto di Giorgia Trasselli, commossa delle tante dimostrazioni di affetto, comunica ai parenti che, avendo scartato l’idea dell’ospizio, lei e il marito hanno deciso di andare a vivere gli ultimi anni della loro vita insieme a uno qualsiasi dei figli. A chi di loro li accoglierà, verrà donata la casa in cui vivono e metà della pensione. La notizia sconvolge tutti i presenti, creando un tremendo imbarazzo.

«È un terremoto che apre una crepa, dalla quale si espanderà un gas mefitico», racconta Melchionna, alludendo al gas, quello vero, con cui i parenti, diventati serpenti, dopo un summit a base di scaricabarile, decideranno di sbarazzarsi dei due anziani e ingombranti genitori, in un finale tragico che ricorda molto la realtà. E che, per l’appunto, fa pensare quanto l’immaginazione, cinematografica o teatrale, possa nascere dalla vita vera. «Perché – come ricorda Melchionna – la realtà supera spesso la fantasia».

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