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In Puglia e Basilicata il fenomeno della devianza minorile è in costante diminuzione negli ultimi cinque anni. Lo rivelano i dati diffusi nel corso del convegno “La generazione delle povertà complesse” che si è svolto all’Archivio di Stato di Bari. Dal 2012 il numero degli adolescenti presenti nell’Istituto panale per i Minorenni è sceso del 5 per cento (da 27 a 22 di media al giorno) e sono dimezzati gli ingressi nei centri di prima accoglienza (da 103 a 49).

Nel 2017 su 2676 giovani sottoposti a misure penale a Bari, 112 sono negli Ipm della città mentre la restante parte è seguita a distanza dal sistema dei servizi della Giustizia Minorile insieme ai servizi territoriali e del privato sociale. In un anno i soggetti “messi alla prova”, cioè quando il processo viene sospeso e il minore viene affidato ai servizi socio-assistenziali, sono 749 sull’intero territorio di cui 33% a Bari, 36% a Lecce, 23% a Taranto e infine l’8% a Potenza.

La quantità dei reati scende (soprattutto quelli contro il patrimonio e la persona) ma cambiano le caratteristiche dei comportamenti associati: il rapporto diretto tra povertà materiale e azioni criminali non è più indissolubile. Ci sono altri fattori, come la miseria personale e il disconoscimento delle emozioni altrui. Le condizioni di svantaggio educativo, storico problema nel Sud Italia, portano alla ricerca del “branco” o delle baby gang. “I modelli educativi contemporanei fanno riferimento a percorsi esperienziali complessi, capaci di sviluppare nel giovane una nuova idea di se. Da deviante a lavoratore e cittadino”, ha spiegato Giuseppe Centomani, direttore del centro per la Giustizia Minorile per la Puglia e la Basilicata.


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