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Il gruppo del Pd ha liberato le mani a Michele Emiliano, togliendo quei veti incrociati che hanno bloccato il presidente della Regione Puglia e lasciando al governatore libertà di scelta dei nuovi assessori da inserire nella giunta.

Il confronto è stato schietto, sono stati affrontati i problemi interni che, negli ultimi 15 giorni, hanno messo con le spalle al muro Emiliano, a cominciare dalla nomina di Giovanni Giannini che veniva osteggiata da Michele Mazzarano e Filippo Caracciolo, tutti e tre assessori dimissionari. Il governatore vorrebbe riconsegnare la delega ai Trasporti a Giannini, ad un anno di distanza dal ricevimento dell’avviso di garanzia da parte della Procura di Bari. Un’inchiesta che – secondo voci di corridoio – sarebbe destinata all’archiviazione, ma ad oggi, formalmente, Giannini risulta ancora indagato. Per questo motivo, Mazzarano  e Filippo Caracciolo (anche lui dimessosi dopo essere stato coinvolto in un’indagine penale poco prima del voto del 4 marzo) pretendevano un eguale trattamento.

Sono stati affrontati, poi, i dissidi esistenti tra lo stesso Caracciolo e Ruggiero Mennea, quest’ultimo una delle possibili new entry nella squadra di governo. Il risultato finale è che i veti sono stati eliminati e, senza fornire indicazioni, ad Emiliano è stato lasciato campo libero nella scelta degli assessori. I tempi del rimpasto, però, potrebbero allungarsi ulteriormente: è molto probabile, infatti, che l’ex sindaco di Bari decida di attendere l’evoluzione dei colloqui a Roma per la formazione del governo. Se l’accordo tra M5S e Pd dovesse essere trovato, anche in Puglia si aprirebbero nuovi scenari oggi solo paventati.


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