“L’intervento è stato tempestivo ma purtroppo non è servito. La bimba è nata morta”. Così Antonio Sanguedolce, direttore generale della Asl Bari, spiega cosa è accaduto il 5 gennaio quando una donna di 31 anni, incinta al termine della gravidanza, è stata ricoverata nel reparto di Ginecologia dell’ospedale San Paolo.

La donna è arrivata nelle prime ore del mattino del 5 appunto con una gravidanza a termine. Sono cominciati i monitoraggi e tutto procedeva nella norma fin quando da un monitoraggio cardiotocografico è risultata un’anomalia. Partita subito la corsa in sala operatoria. “In dieci minuti era già cominciato il cesareo ma purtroppo non è servito, il feto era morto”.

La ricostruzione dell’accaduto da parte della Asl

“Il caso – spiega Sanguedolce – è stato gestito in emergenza/urgenza da tutte le figure professionali necessarie, assicurando la più tempestiva assistenza possibile alla partoriente e al nascituro. Da una ricognizione degli atti documentali e dalla narrazione degli operatori sanitari coinvolti si apprende, infatti, che la paziente è stata ricoverata il 5 gennaio  alle ore 01:29, gravida alla 41° settimana + 2 giorni con prodromi di travaglio di parto. Come da prassi la paziente è stata sottoposta a monitoraggi cardiotocografici con tracciati costantemente rassicuranti fino a comparsa di decelerazione alle ore 11:37, protrattasi per quasi 2 minuti e con ripresa successiva del battito cardiaco fetale. Alle ore 11:39 veniva disposto il taglio cesareo d’urgenza. Alle ore 11:52 la paziente era in sala operatoria. Effettuata anestesia spinale, alle ore 11:59 veniva avviata la procedura chirurgica con estrazione di feto atonico e non vitale alle ore
12:03. Le manovre rianimatorie, prontamente poste in essere da rianimatore e neonatologo, non hanno avuto esito positivo. Sul caso è stato comunque disposto audit clinico”.

La denuncia

I genitori hanno denunciato l’accaduto alla polizia. Ed è stata aperta anche una indagine da parte della magistratura: oggi si terrà l’autopsia sul corpicino della piccola per poter comprendere le cause del decesso. Disposto anche il sequestro della placenta, del cordone ombelicale e di alcuni tamponi biologici.

 

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