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Una lettera al procuratore di Bari, Giuseppe Volpe, è stata inviata dal portavoce dei Gilet Arancioni, il coordinamento degli agricoltori pugliesi, Onofrio Spagnoletti Zeuli, per chiedere «chiarezza e tempi rapidi» per l’indagine sulla Xylella che nei giorni scorsi ha portato al sequestro probatorio di un ulivo infetto a Monopoli.

«Noi agricoltori, veri ambientalisti e amanti della terra, non vogliamo che la Xylella distrugga i nostri campi e le nostre vite. Per questo – scrive Spagnoletti Zeuli – chiediamo di accelerare, per quanto possibile, qualsiasi indagine per arrivare in primavera, stagione in cui prolifera la sputacchina, vettore che trasporta il batterio, pronti a combattere seriamente il batterio con tutte le armi che la scienza e la legge ci mette a disposizione». Nella lunga lettera, il portavoce dei Gilet Arancioni ricorda le due manifestazioni di protesta del 7 e del 13 gennaio, evidenziando che «l’economia ed il futuro di centinaia di migliaia di famiglie, l’economia più importante della regione, l’olivicoltura, sono messi a repentaglio da gravissimi problemi che in questi anni non sono stati adeguatamente affrontati, primo fra tutti la Xylella» che si è diffusa dal Salento fino al sud barese, a Monopoli, dove un provvedimento di sequestro probatorio ha bloccato l’eradicazione – già programmata – di una pianta infetta.

«Si sono materializzati con questa decisione tutti i fantasmi che hanno portato la Xylella in provincia di Bari» spiega Spagnoletti Zeuli, ringraziando il procuratore per il «chiarimento» sulle ragione del sequestro, finalizzato ad eseguire accertamenti tecnici in tempi rapidi. «Dalle sue parole, finalmente, – aggiunge – sembra che si sia aperta la possibilità di punire chi, attraverso fake news e comportamenti omissivi, ha dato alla Xylella la possibilità di avanzare. Le chiediamo di continuare ad approfondire, con la dedizione e la grande professionalità che tutti noi agricoltori le riconosciamo, i reati perpetrati da chi in questi anni ha diffuso notizie false, si è incatenato davanti ad alberi morti, ha insomma consentito al batterio di avanzare».


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