Da gennaio a marzo 10 persone hanno perso la vita sul posto di lavoro in Puglia, sei in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I morti sul lavoro sono aumentati, passando dalle 67 vittime del 2017 alle 74 registrate fino al 31 dicembre scorso, solamente nel comparto agricoltura si sono registrate 24 vittime nel 2018.

Anche per quanto riguarda gli infortuni non mortali il trend è in aumento: 600 infortuni in più nel 2018 rispetto al 2017. Erano stati 30.395 nel corso del primo anno;  oltre 31mila l’anno dopo. Nel primo trimestre del 2019, invece, sempre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, aumentano gli infortuni «in itinere» (cioè quelli avvenuti per raggiungere il luogo di lavoro o durante il rientro a casa – quasi cento casi in più – e calano quelli sul posto di lavoro. Aumentano anche le  malattie professionali accertate  dall’Inail: più 204 casi fra  gennaio e marzo 2019, rispetto  all’anno scorso.

Sul fronte dell’occupazione la situazione è altrettanto sconfortante: la Puglia è tra le 30 Regioni europee con il più alto tasso di disoccupazione. I dati Eurostat ribadiscono ancora una volta come all’interno dell’Europa, ma anche dell’Italia, ci sia una netta divisione tra Nord e Sud. Non serve infatti spingersi fino in Germania per trovare tassi di disoccupazioni giovanile decisamente inferiori alla media italiana. È il caso dell’Emilia-Romagna (17,8%), della Lombardia (20,8%) o del Veneto (21%). Contro una media Ue del 6,9%, in Europa ci sono 30 regioni che hanno percentuali di disoccupazione superiori al doppio. E cinque di queste sono concentrate nel Mezzogiorno d’ Italia: Calabria (21,6%), Sicilia (21,5%), Campania (20,4%), Puglia (16,1%,) e Sardegna (15,4%). Dai numeri di Eurostat emerge poi il rischio che per queste regioni la mancanza di lavoro non rimanga solo una condizione temporanea.  In provincia di Bari sono ancora aperti fronti importanti: dall’ex Om Carrelli a Mercatone Uno, per citarne soltanto due.

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