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A chi festeggia l’ingresso nel consiglio comunale fa da contraltare i grandi delusi: molti i big rimasti fuori, che hanno raccolto pochi voti oppure che, pur ottenendo un buon bottino, hanno pagato dazio per il cattivo risultato della loro lista.

Tra gli esclusi “eccellenti” c’è Giuseppe Carrieri, consigliere uscente di Forza Italia: l’avvocato riesce a guadagnare 756 preferenze e arriva secondo nel suo partito ma quasi certamente non sarà sufficiente. Niente da fare nemmeno per Pasquale Finocchio che con 880 voti fa registrare la peggiore “prestazione” elettorale della sua lunga carriera politica: è superato da Filippo Melchiorre. Semaforo rosso anche per Michele Caradonna: eletto nel 2014 in una civica di Decaro è poi passato con Fratelli d’Italia ma non è stato eletto.

Nel centrosinistra non supera la prova elettorale Fabio Losito, ex assessore candidato con Democratici, ecologisti e progressisti: i 379 voti non sono sufficienti. Fuori anche il segretario cittadino del Pd, Silvio Delle Foglie (920 voti) e i consiglieri comunali uscenti Giorgio D’Amore (980 voti) e Massimo Maiorano (631 consensi). Delusione anche per Pierluigi Introna, ex vicesindaco, e Giulia Giannini, figlia dell’assessore regionale ai Trasporti, Gianni Giannini: Introna, però, potrebbe rientrare se Decaro dovesse consegnare al Pd due o più assessorati. Non passa nemmeno il consigliere Francesco Giannuzzi candidato con la civica Decaro sindaco, è sesto con 1153 preferenze. Male anche l’assessore regionale Alfonso Pisicchio e il senatore di Idea, Gaetano Quagliariello (567 preferenze).


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1 COMMENTO

  1. Però c’è da dire che Losito non era stato eletto neppure la volta scorsa ma era subentrato a Introna quando diventò vicesindaco al posto di Brandi (ora eletto presidente di Municipio).
    Finocchio ha pagato il suo passaggio da Forza Italia a Fratelli d’Italia, dovuto al cambio di casacca del suo patron Fitto.
    Carrieri dimostra ancora una volta che a Bari le esagerazioni e il protagonismo personale non pagano.
    E ora tutto il gioco è nelle mani di Decaro che con le nomine ad assessore farà scalare in Consiglio i non eletti da lui preferiti.

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