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“Nei prossimi cinque anni continuerò a fare il sindaco come ho sempre fatto, girando per le strade e dialogando con i cittadini”. Ha iniziato così il suo discorso per la cerimonia di inaugurazione della Fiera del Levante, il sindaco Antonio Decaro.

“Io penso che in questo momento sia importante ripartire dalle basi – ha detto Decaro –  Perché oggi più che mai i principi fondamentali della democrazia vengono calpestati. Nel caso migliore per ignoranza. Nel caso peggiore, per disprezzo. È accaduto spesso, in questa estate italiana confusa, aspra, tesissima, nella quale le regole della nostra convivenza civile sono state messe a rischio. Per questo, da rappresentante delle istituzioni ma ancora di più da semplice cittadino italiano, desidero ringraziare con tutto il cuore chi più di ogni altro ha aiutato il Paese a tenere dritta la barra del decoro istituzionale e del rispetto delle norme fissate nella nostra Costituzione: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Durante i giorni più concitati di questa crisi di Governo, la sua voce netta e le sue parole limpide hanno scolpito ancora una volta i principi fondamentali della nostra democrazia. Sono queste le basi per far nascere e crescere una comunità solida e unita al proprio interno. Sono questi i valori che ci hanno insegnato e che ci rendono orgogliosi di essere italiani. È questa la nostra identità. E se vogliamo difenderla, non serve proteggere i confini, alzare i muri o chiudere i porti. Il vero pericolo per le nostre comunità viene da noi stessi”.

“A Bari abbiamo capito che a renderci più sicuri non sono i muri delle nostre case – ha continuato Decaro –  Per questo abbiamo messo nuove luci nelle piazze e nelle strade, abbiamo aperto nuove spiagge, stiamo realizzando 14 playground e 10 nuovi parchi e animando la città con centinaia di eventi. Convinti come siamo che la vera sicurezza sia incontrarci nei luoghi pubblici, guardarci negli occhi, parlarci e condividere le nostre esperienze, far giocare insieme i nostri bambini. L’identità di un Paese non è in pericolo quando un ragazzo in fuga da una guerra trova qui un’occasione per cambiare la sua vita”.

Decaro ha parlato anche delle morti sul lavoro e del razzismo.  “Non posso e non voglio abituarmi a un uomo che sferra un calcio in pieno addome a un bambino di tre anni solo perché è nero.  Qualcuno mi dirà che sono buonista. E invece no. Io non sono tra quelli che propongono l’accoglienza senza regole. Non sono tra quelli che dicono che il problema non esiste. Io sono un sindaco. E sono anche il rappresentante di tutti i sindaci d’Italia. E so che se in un paese di mille abitanti, in una notte, senza preavviso, ne arrivano altri mille (come è successo davvero), e questi mille non hanno un posto in cui stare, non hanno mediatori culturali che li aiutano, non hanno davanti a sé un percorso di integrazione, bene, che siano bianchi, rossi, gialli o neri, queste persone diventano un problema. Perché determinano, oggettivamente, uno squilibrio sociale che crea un grave disagio. E noi quel disagio dobbiamo prevenirlo, non ignorarlo”.

“Presidente Conte, mi rivolgo a lei – ha continuato Decaro –  noi sindaci non abbiamo la presunzione di conoscere il futuro, non temiamo l’invasione che qualcuno annuncia, ma sappiamo che le nostre comunità hanno bisogno di risposte vere e concrete.  Per questo avevamo proposto al Governo un metodo per la ripartizione dei migranti in base alla popolazione di tutti i Comuni italiani. Una proposta di buonsenso.  Questo è il modello di lavoro dei sindaci. Spogliarsi di ideologia, di preconcetti, di slogan e andare in giro per le strade. Cercare di capire perché la signora Anna, del quartiere Libertà di Bari, che ha passato una vita facendo volontariato, non vuole più uscire di casa e dice che ha paura, e che i neri non li sopporta più. È colpa delle campagne mediatiche anti-immigrazione? Sicuramente. Ma solo in parte. È colpa anche nostra, di tutti noi indistintamente. Perché se in questi anni fossimo andati a parlare più spesso con la signora Anna, o ci andassimo oggi, scopriremmo che accogliere senza integrare vuol dire diventare complici dei clan mafiosi. Clan mafiosi che per quelle persone senza futuro rappresentano uffici di collocamento efficienti. Se noi non la trasformiamo in integrazione, l’accoglienza si trasforma in accattonaggio, se ci va bene. In manovalanza a basso costo per la mafia, se ci va male. È qui che nasce, il più delle volte, il nuovo “razzismo” italiano“.

Io non mi sento più italiano se sono protetto da un muro. Io mi sento più italiano se il mio Paese è in grado di scommettere sul suo futuro. A Bari, nel nostro piccolo, ci stiamo provando.  Ebbene l’abitudine, qui a Bari, era quella di piangerci addosso, di considerarci una provincia marginale con un destino segnato, nell’attesa perenne che qualcuno, da Roma in su, ci prendesse per mano e ci indicasse la via. Da molti anni però Bari ha imparato a rialzare la testa, ha ritrovato orgoglio e identità e il suo destino lo sta scrivendo da sola”.

Decaro ha ricordato i risultati ottenuti nel turismo, la riapertura del Petruzzelli e del Margherita, la prossima apertura del Piccinni. “Abbiamo rinnovato il parco dei mezzi pubblici, abbiamo realizzato il più imponente investimento sulla riqualificazione degli spazi pubblici, in continuità con l’amministrazione guidata da Michele Emiliano.  E oggi, finalmente, Presidente Conte, abbiamo promosso con tutte le istituzioni, un’iniziativa pubblica, interamente pubblica, per uscire dall’emergenza dell’edilizia giudiziaria. Oggi, finalmente, abbiamo una prospettiva per restituire dignità e decoro ad una funzione centrale e vitale per l’esercizio della legalità. Ma su questo, Presidente, abbiamo bisogno dell’impegno forte e convinto del suo Governo. Insomma, da provincia marginale Bari sta diventando una città europea a tutti gli effetti”.

Il primo cittadino ha ricordato la richiesta di candidare Bari come sede dei lavori del g20 nel 2021. Infine ha concluso ricordando i casi di femminicidio, l’ultimo di Piacenza, e mostrando la sua solidarietà al ministro Teresa Bellanova (presente durante la cerimonia), vittima di insulti. “Bari, da quest’anno c’è una bella novità. Nel nuovo Consiglio comunale ci sono ben dodici donne. E quattro sono le assessore. Un primato senza precedenti.  Le donne in Consiglio comunale. I giovani intorno al tavolo del piano strategico. I cittadini che escono di casa e si incontrano nelle reti civiche. Questa è l’Italia in cui vogliamo vivere. E non ci importa se sia blu elettrico, gialla o nera, cattolica, atea o musulmana, sposata, divorziata o convivente, eterosessuale o omosessuale. Ci importa che sia un’Italia più giusta, più libera, più unita, che ha fiducia nel suo futuro, che non spreca risorse per alzare muri ma le impiega per costruire l’opera pubblica più importante che esista: la comunità”.


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