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La Corte di Assise di Appello di Bari ha condannato alla pena di 24 anni di reclusione per omicidio volontario, ribaltando la sentenza di assoluzione del primo grado, il boss barese Cosimo Di Cosola, accusato di essere il mandante della rapina in un negozio di giocattoli a Bitritto (Bari) durante la quale, il 18 febbraio del 1993, rimase ucciso per errore il 38enne Michele Molfetta.

La vittima venne freddata mentre si trovava nell’esercizio commerciale per acquistare una mascherina di carnevale per sua figlia di 2 anni, presente alla sparatoria e rimasta ferita. I giudici del secondo grado hanno confermato l’assoluzione per il coimputato Antonio Lombardi, che era ritenuto dall’accusa uno degli esecutori materiali. Della rapina non è escluso che fosse partecipe lo stesso Di Cosola.

Nel processo la famiglia di Molfetta, la moglie e le due figlie, compresa quella che al momento del colpo era nel negozio con il padre, si è costituita parte civile con l’avvocato Piero De Paola e ha ottenuto il risarcimento danni con provvisionali immediatamente esecutive di 50 mila euro. L’indagine era stata inizialmente archiviata e poi riaperta nel 2008 sulla base di dichiarazioni di collaboratori di giustizia dal pm della Dda di Bari Federico Perrone Capano. Altre due persone, all’epoca minorenni, imputate per il delitto, sono state assolte con sentenza passata in giudicato dal Tribunale per i Minorenni di Bari.


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