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E’ in corso a Berlino, fino al 26 settembre, una visita di studio con il Goethe Institut per definire il progetto «COM.&IN. – Competenze per l’integrazione in Europa», del quale è capofila la Regione Puglia e che vede coinvolte anche Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania.

Le cinque Regioni del Mezzogiorno coinvolte in questo primo progetto di cooperazione si ritrovano in Germania per affrontare al meglio il fenomeno migratorio attraverso l’analisi dei diversi modelli di governance in Europa, grazie ai fondi FAMI 2014-2020. Accoglienza, permanenza, l’importanza delle reti per integrazione dei migranti sono gli aspetti a cui le Regioni sono chiamate a dare una risposta in rete: all’incontro partecipano i tecnici delle Regioni e gli assessori Sebastiano Leo (Puglia, Istruzione, Formazione e Lavoro) e Antonio Scavone (Sicilia, Famiglia, Politiche sociali, Lavoro).

Sei gli obiettivi strategici: individuare buone pratiche per strategie e servizi; innovare le politiche per l’integrazione dei servizi rivolti ai migranti (sociali, sanitari, del lavoro, scolastici, abitativi); rafforzare le competenze delle amministrazioni e delle parti interessate; incentivare la cooperazione tra istituzioni, privato sociale e associazioni di immigrati; sperimentare nuovi modelli organizzativi per migliorare i servizi; verificare efficacia e sostenibilità delle nuove soluzioni. Il progetto affonda le sue radici in Germania, attraverso l’incontro con il Governo Federale e alcuni Lander (Berlino e Amburgo) per comprendere il sistema di accesso, i criteri per il mantenimento dell’accoglienza e gli strumenti di integrazione socio-economica. «Il fenomeno della migrazione a cui stiamo assistendo è di portata epocale – sottolinea Leo – e deve essere affrontato con serietà, senza inutili strumentalizzazioni.

La Germania ha accolto tantissimi immigrati e, recentemente, ha attivato un percorso dedicato a chi è in possesso di competenze e specializzazioni. Guardiamo con attenzione a questo processo»: perché «le persone che arrivano nel nostro Paese si integrino efficacemente» in «uno scambio virtuoso di reciproca convenienza, occorrono regole chiare, percorsi definiti per l’accoglienza, monitoraggio costante del fabbisogno di manodopera a cui possono dare risposta i cittadini dei Paesi terzi».


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