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Lecce, primo autotrapianto di cellule staminali: evitata amputazione del piede

Pubblicato da: redazione | Mer, 2 Ottobre 2019 - 09:00
vito fazzi

L’ospedale Vito Fazzi di Lecce annuncia il suo primo autotrapianto di cellule staminali in paziente con piede diabetico, che è così possibile salvare dal rischio di amputazione.

L’intervento è avvenuto il 24 settembre scorso, compiuto dall’unità operativa di Neuroradiologia, come «primo concreto risultato dell’attività della nuova équipe del piede diabetico che ha riunito attorno al paziente, in precedenza ricoverato in Chirurgia Plastica, diverse competenze e professionalità in grado di lavorare in team, con un approccio multidisciplinare». Assieme al direttore della Neuroradiologia, Fernando Lupo, hanno lavorato i medici radiologi interventisti Spano, Prudenzano e Giordano e il direttore dell’unità di Ematologia, Nicola Di Renzo, coadiuvati dal personale infermieristico di Neuroradiologia e del Centro trasfusionale.

L’intervento «è durato 45 minuti, tempo strettamente necessario per prelevare il midollo rosso dalla spina iliaca, centrifugarlo in un apposito macchinario in modo da separare globuli rossi e piastrine dalle cellule staminali e quindi, attraverso un circuito chiuso, re-immettere quest’ultime per via percutanea e sotto guida ecografica sul decorso occupato dal vaso chiuso, ormai sclerotizzato. Va chiarito che questo delicato intervento in pazienti diabetici cronici è considerato dagli esperti l’ultima spiaggia prima del ricorso all’ortopedico, costretto ad amputare l’arto». Con la tecnica dell’autotrapianto, invece, si può evitare tutto questo: «L’immissione delle cellule staminali nello stesso sito in cui ‘viaggianò vasi e nervi consente, nel giro di pochi mesi, di ‘salvarè l’arto ormai compromesso, rivascolarizzandolo e facendo scomparire i fenomeni di ischemia. Nell’immediato, inoltre, il paziente vedrà svanire completamente il dolore. »L’intervento – spiega Lupo – è stato eseguito per la prima volta a Lecce ed è un motivo di soddisfazione per le professionalità coinvolte e per la nostra azienda sanitaria. I vantaggi per il paziente sono evidenti: recuperare l’arto e la sua funzionalità significa riacquistare qualità della vita«.

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