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Bari, mostra d’arte contemporanea “Giano” al Fortino Sant’Antonio

Pubblicato da: redazione | Lun, 18 Novembre 2019 - 22:00
Michele Giangrande -Senza titolo (From BUNKER Chapter II)
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Sarà inaugurata venerdì 22 novembre alle ore 18 nel Fortino Sant’Antonio di Bari la mostra d’arte contemporanea “Giano” curata da Sara De Carlo e promossa da Gagliano Arte Editore e Mediterranea Tv. Un’esposizione dedicata al lavoro di due fra i più interessanti artisti del panorama contemporaneo: Dario Agrimi e Michele Giangrande.

Il mondo va sempre, muovendosi in cerchio e partendo da sé stesso a sé stesso ritorna>> diceva Macrobio parlando del dio Ianus. Proprio come la divinità bicefala e barbuta Giano, protettore dei passaggi e dei mutamenti, Agrimi e Giangrande transitano con le loro opere e le fanno dialogare all’interno di un luogo pregno di storia, il Fortino di Sant’Antonio Abate, punto più alto della città vecchia barese.

 I due artisti sono pugliesi, quasi coetanei, entrambi docenti in Accademia e con una carriera internazionale all’attivo. Provengono dallo stesso humus artistico, ma hanno sviluppato la loro ricerca in due direzioni differenti servendosi dei media più disparati: dalla pittura alla scultura, dalla performance al video, dall’installazione alla fotografia. Come il Giano bifronte, Agrimi e Giangrande guardano in due direzioni diverse, nelle loro opere spesso dotate di un’ironia più grottesca nel primo e più sferzante nel secondo.

 Dario Agrimi svolge un’indagine quasi maniacale nel suo lavoro votato a demistificare, a mettere in discussione ogni certezza. Si interroga sulla funzione dell’arte, riflette sulle contraddizioni della nostra società, sulla religione, sulla morale. Lo fa attraverso l’iperrealismo delle sue opere spesso dissacranti e pronte a stuzzicare lo spettatore. Michele Giangrande guarda al primitivo, trae ispirazione dalle proprie origini, intrappolando quell’energia primordiale nelle sue opere. La grande capacità di padroneggiare differenti tecniche artistiche è evidente nella sua produzione che spazia dall’objet-trouvé alla performance, dalle installazioni all’arte relazionale. Giano, dio degli inizi, si reincarna in questo dialogo contemporaneo e invita a fruire delle opere in esposizione.

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