Dei 4.312 esami e visite con classe di priorità “Breve” prenotati dai pugliesi, nella settimana dal 7 all’11 ottobre, solamente 2.876 (67%) sono stati eseguiti entro il tempo massimo previsto dalla legge, cioè 10 giorni.

Il dato emerge dall’ultimo monitoraggio delle liste di attesa svolto dalla Regione Puglia nella settimana “indice” di ottobre. Rispetto ad aprile scorso, poco è cambiato, anzi la situazione in molti casi è persino peggiorata. Dalla rilevazione, infatti, emerge che per la classe di priorità “Breve” ci sono prestazioni che hanno tempi di esecuzione lunghi: ad esempio, per la prima visita di chirurgia vascolare solamente nel 42% dei casi le Asl riescono a svolgere il controllo entro 10 giorni; per la Tac dell’addome superiore  la percentuale scende al 35%; per la risonanza magnetica all’addome inferiore il tempo limite viene rispettato nel 46% dei casi, per l’holter  si scende al 37%, per una elettromiografia all’arto superiore addirittura al 32%. E ancora: nel caso della visita cardiologica, un pugliese su due (47% per la precisione) deve aspettare oltre i 10 giorni nonostante abbia una prenotazione con priorità “breve”.

La nuova legge sulle liste di attesa approvata lo scorso febbraio non ha sortito alcune effetto positivo, se non in qualche settore come quello oncologico. Per il resto la situazione è persino peggiorata, qualche esempio: per una prima visita cardiologica un ammalato può dover attendere oltre tre mesi, a pagamento (regime Alpi) in nove giorni; per una mammografia l’attesa va dai due mesi ai 205 giorni, recandosi dal medico in privato nove giorni; per una risonanza all’addome 184 giorni; per una colonscopia 161 giorni (15 a pagamento); 85 giorni per un elettrocardiogramma (7 giorni in regime di Alpi); più di due mesi di attesa per un holter, in appena tre giorni pagando di tasca propria. Insomma, nonostante ormai la nuova legge per l’abbattimento delle liste di attesa sia entrata in vigore da ormai nove mesi, non ci sono progressi e si riapre la polemica politica.

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