Dubbi sull’attribuzione all’ex consigliere comunale di Bari Francesco Colella (M5S) della scritta sessista indirizzata anonimamente all’ex collega Irma Melini . Oggi si è tenuta l’udienza del processo  nel quale Colella è imputato per diffamazione aggravata. La consulenza della difesa ha individuato nell’ ex consigliere, l’attuale assessore Vito Lacoppola, l’autore della scheda incriminata:  ‘Irma la tr…’ riportata su una scheda durante una votazione a scrutinio segreto nel 2017. Oggi in aula, dinanzi al giudice monocratico Antonietta Guerra, hanno sfilato come testimoni 21 dei 23 consiglieri comunali, oltre Colella, presenti a quella seduta e che presero parte alla votazione.

In udienza mancava soltanto il 23esimo consigliere, Lacoppola, che ha ricevuto la raccomandata della convocazione ma non l’ha mai ritirata. L’ex consigliera Melini, costituita parte civile con l’avvocato Guglielmo Starace, ha testimoniato per prima. Poi è toccato alla consulente della Procura, Rosa Iannuzzi, che ha confermato l’attribuzione della scritta sessista a Colella “per esclusione” dopo aver sottoposto tutti i consiglieri a “saggio grafico”. Dopo i vari consiglieri ha testimoniato la consulente della difesa, la grafologa Rosa Martino, che ha escluso la responsabilità di Colella, difeso da Gianfranco Schirone, attribuendo invece la scritta sessista a Lacoppola, il quale nel saggio grafico, stando alla consulente, avrebbe “dissimulato la propria scrittura al 99%”. Il processo è stato rinviato al 3 marzo.

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