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Il coronavirus mette in ginocchio il settore, già precario, dell’intrattenimento. E’ quanto emerso da un post pubblicato dall’artista e Dj barese Giuseppe Larocchia, in arte Tuppi, autore, ricordiamo, del brano “Tu m’fasce ass matt” dedicata al Bari calcio.

Il messaggio è chiaro: se lavori guadagni, se non lavori, non solo vengono a mancare le entrate, ma vi è anche carenza di tutele e diritti per la categoria in questione. E’ una lunga riflessione quella dell’artista, in cui, dopo aver raccontato quello che è il proprio lavoro, invita a far ragionare i lettori su quelle che sono le problematiche quotidiane contro cui ogni giorno, i lavoratori del settore dell’intrattenimento devono scontrarsi, problematiche amplificate dall’emergenza attuale. “Il mio paese non ha mai riconosciuto quello che faccio, nel senso che mi identifica come un libero professionista solo nel momento in cui ho una partita iva – scrive Tuppi nel post – il mio settore, quello dell’intrattenimento, è probabilmente tra i più bistrattati che ci siano. Non c’è alcun rispetto da parte delle istituzioni che non hanno mai cercato di fare un po’ d’ordine in quello che è uno dei settori che crea cultura, turismo e dà lavoro a migliaia di persone, né tanto meno dalla maggior parte della gente che ti dice “tanto tu ti diverti” o peggio ancora “dovresti trovarti un lavoro VERO”.  Di fatto, musicisti, cantanti, dj, comici, attori e molti altri, lavorano quasi ogni giorno, soprattutto nei giorni di festa. Negli ultimi giorni però, a causa dell’emergenza Coronavirus, soprattutto in seguito al decreto del 4 marzo e alla chiamata ad un comportamento responsabile da parte del governo, il loro lavoro è bloccato.

Una realtà, quella dell’emergenza attuale, che sta facendo emergere, su più fronti, una problematica tangibile che vede sempre più in ombra diverse categorie di lavoratori professionisti, tra questi i lavoratori dello spettacolo, ma anche gli educatori con contratto a tempo indeterminato ciclico e gli operatori del settore sportivo, i quali guadagnano solo, appunto, quando effettivamente, lavorano, senza avere tutele in caso di fermo. “Quando la gente lavora, io lavoro, quando la gente è in vacanza io lavoro ancora di più. Non esiste nessuna festività, malattia o evento catastrofico, tranne a questo giro, in cui io possa restare a casa, o meglio, potrei ma significherebbe perdere lavoro, quindi denaro” – scrive ancora l’artista, specificando più volte che la sua è una professione a tutti gli effetti attraverso la quale, proprio a causa dell’assenza di tutele, lui, così come tutti gli altri lavoratori nelle stesse condizioni, corrono rischi ogni giorno  e sono chiamati spesso ad assumersi responsabilità non solo nei confronti degli utenti, ma anche delle proprie famiglie e dei propri cari. “Quando  è arrivato il decreto che bloccava tutte le attività – ha concluso Tuppi – ho compreso da subito la gravità della situazione e mi sono messo l’anima in pace. La rabbia più grande che ho provato è stata vedere la leggerezza e la stupidità con cui tante persone hanno affrontato la questione. Spero che dopo questa emergenza, si possa iniziare ad avere un atteggiamento differente nei confronti del prossimo e dei problemi che in teoria non ci riguardano e auspico una presa di posizione da parte di noi lavoratori dello spettacolo affinché si possa una volte per tutte avere una dignità al pari di tutti gli altri lavori. Alla fine di tutto questo molti di voi torneranno alla vita normale, avranno comunque lo stipendio ed eventuali ammortizzatori sociali, tanti altri come me “invisibili” dovranno fare i conti con un lungo periodo di inattività e con i danni che comporterà”.


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