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A fine marzo la Asl di Bari ha rischiato di sospendere anche il servizio di soccorso del 118 a causa della mancanza di mascherine. «Siamo davanti a un problema enorme, stiamo con l’ossigeno che ogni giorno non sappiamo come andare avanti. Stiamo per arrivare a zero, praticamente si ferma tutto, il 118, gli ospedali, sarebbe una tragedia enorme» e «a un certo punto siamo stati costretti, per evitare il crollo del sistema» ad acquistare mascherine «a un prezzo purtroppo esageratissimo».

Sono stralci delle dichiarazioni di Antonio Sanguedolce, direttore generale della Asl di Bari, sentito via Skype il 23 marzo scorso come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta su presunte manovre speculative sulle forniture di mascherine, che ha portato oggi al sequestro d’urgenza di oltre 1 milione di euro nei confronti di tre società, la 3MC e la Penta di Capurso e la Aesse Hospital di Bari. Il «prezzo esageratissimo» di cui riferisce Sanguedolce, è quello delle 6mila mascherine vendute alla Asl di Bari dalla società Aesse Hospital al prezzo di 18 euro. «Queste 6mila mascherine sono state consegnate, che poi è il fabbisogno di pochissimo, però si vive con questo – ha detto il dg -. Poi la protezione Civile aveva in magazzino circa 4 mila pezzi che ci ha dato, altrimenti avremmo sospeso il 118 nella provincia di Bari». La Asl era stata costretta ad accettare quella offerta dopo che la 3M Italia, con la quale aveva un contratto di fornitura triennale di 30mila mascherine, non è riuscita ad ottemperare alle consegne nei tempi previsti, «asseritamente – si legge negli atti – per l’indisponibilità in magazzino dei dispositivi» causata «dall’improvvisa situazione di allarme mondiale».

Sulla stessa questione è stato sentito via Skype anche Gianluca Capochiani, direttore amministrativo della Asl di Bari. Le due testimonianze, oltre alla documentazione fornita dai dirigenti Asl e a quella acquisita nelle società indagate durante perquisizioni, sono alla base del provvedimento di sequestro d’urgenza disposto oggi dalla Procura e che dovrà essere convalidato dal gip. Gli indagati, secondo la Procura, «hanno dolosamente profittato di circostanze di tempo e di luogo tali da ostacolare o quantomeno rendere alquanto difficoltosa la protezione sanitaria di pazienti, medici, infermieri, operatori della sicurezza e di ogni altra categoria particolarmente esposta al rischio di contagio».

La società Servizi Ospedalieri Srl di Ferrara «non ha messo in atto alcuna manovra speculativa sulle mascherine facciali filtranti FFP2 destinate all’Asl Bari, ma ha semplicemente avanzato la propria migliore offerta commerciale, alla luce delle ridottissime disponibilità presso i propri subfornitori nell’attuale difficoltà di reperimento di questo tipo di dispositivi. Inoltre le mancate consegne sono semplicemente dovute alle difficoltà oggettive di approvvigionamento legate all’emergenza Covid-19 e ai blocchi disposti presso le dogane dei diversi Paesi». Lo precisa in una nota la società, destinataria nei giorni scorsi di una perquisizione disposta dalla Procura di Bari che ipotizza il reato di manovre speculative su merci. Oltre alla ditta di Ferrara, la magistratura barese indaga su altre cinque società. Nella nota della società Servizi Ospedalieri, è spiegato che la ditta ha un contratto con la Asl di Bari per la fornitura triennale di oltre 400mila dpi, tra tute monouso, camici e copriscarpe. Dal 31 gennaio 2020 la Asl, «ha iniziato a trasmettere ordini per complessivi 238.500 pezzi» spiega la società, e, per le tute monouso, «a fronte di un impegno contrattuale a fornire 45mila pezzi, la Asl pugliese ne ha effettuato richieste per oltre 100mila», solo in parte consegnate, a causa della «difficoltà di approvvigionamento legate all’emergenza Covid-19, dei blocchi disposti presso le varie dogane, ma soprattutto dell’imprevedibile incremento del numero di articoli ordinati», assicurando che altre mille saranno consegnate oggi.


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