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Disponibilità per 24 ore al giorno, 7 giorni a settimana, per un compenso di 23 euro giornalieri. È la denuncia di Flavia – nome di fantasia – badante rumena in Italia da 12 anni, che da tempo porta avanti la battaglia per i diritti delle lavoratrici del mondo dell’assistenza agli anziani e ai disabili.  Siamo nel Brindisino, dove, secondo quanto raccontato dalla donna, è fitta la rete di quello che lei stessa definisce un vero e proprio traffico di badanti irregolari.

Un intreccio di contatti e referenze, nell’ambito del quale chi non sta alle regole del mercato nero sarebbe escluso automaticamente dal giro: Flavia racconta di salari che raggiungono i 90 centesimi all’ora per un’assistenza che comporta non solo la cura e il lavaggio degli anziani, ma anche la pulizia della casa, la preparazione dei pasti e, in alcuni casi, attività che richiedono grande competenza specifica, come la somministrazione di cure farmacologiche o la gestione delle apparecchiature sanitarie salvavita. Il tutto, sotto il ricatto di un facile rimpiazzo della propria posizione: “Ti offrono la prova di una settimana o due, dopo le quali, se non accetti le loro regole sei sostituito”, racconta la donna.

Sarebbero tantissime, infatti, le donne straniere  che si piegherebbero alle richieste del settore, concedendo i propri servizi per 24 ore al giorno, anche a 500 euro mensili. A tirare le fila di questo flusso di lavoratrici, sarebbero – secondo la denuncia – anche  alcune agenzie del territorio.  Un fenomeno che sembra acuito ancora di più dal periodo di emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, che avrebbe tolto alle lavoratrici anche la possibilità di fruire delle ore libere settimanali dedicate alle uscite e al ritrovo con la famiglia.

“Io non voglio piegarmi a queste logiche – racconta Flavia – ma la diretta conseguenza di questo è che, da più di cinque anni, non riesco a trovare in questo campo un lavoro stabile e regolare, fondamentale per il rinnovo dei miei documenti”. Una denuncia disperata la sua, per la quale lei stessa, facendosi portavoce di tutte le donne intenzionate a resistere al traffico di lavoro nero in questo ambito, chiede che la Regione Puglia ponga attenzione alla tutela della dignità delle lavoratrici oneste. La donna si è anche rivolta ad un avvocato e ha presentato denuncia.

(Foto: Ansa)


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