A Bari oltre un giovane su tre che vive nelle aree più fragili della città non studia e non lavora. È il dato che emerge dal nuovo report di Save The Children dedicato alle disuguaglianze educative e sociali nelle periferie urbane italiane. Nel capoluogo pugliese la quota dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non sono occupati né inseriti in percorsi di studio raggiunge il 34,4% nelle cosiddette “ADU”, le aree di disagio urbano, contro una media cittadina del 21,6%.
Numeri che fotografano una distanza profonda tra i quartieri più vulnerabili e il resto della città, inserendosi in un quadro che coinvolge soprattutto il Sud Italia. Situazioni ancora più gravi si registrano a Palermo, Catania e Napoli, ma anche Bari rientra tra le realtà metropolitane dove il fenomeno appare più marcato.
Secondo Save The Children, il rischio di esclusione sociale ed educativa non riguarda soltanto il mondo del lavoro ma parte già dalla scuola. Il report evidenzia infatti come nelle aree più fragili la dispersione scolastica implicita – cioè quella condizione in cui gli studenti arrivano alla fine del percorso senza competenze adeguate – presenti forti differenze persino tra classi della stessa scuola. Un fenomeno che, secondo l’associazione, segnala il rischio di segregazione scolastica nei territori più difficili.
Accanto ai dati, il rapporto raccoglie anche le richieste e le percezioni degli adolescenti che vivono nelle periferie urbane. “Anche se segnato dalla povertà, il proprio quartiere per gli adolescenti è uno spazio ricco di senso e di legami, un luogo che conta”, spiega Raffaela Milano, direttrice Ricerca di Save the Children.
“Le loro richieste sono molto semplici, ma rivoluzionarie se guardiamo ad alcuni contesti: pulizia e decoro, luoghi dove trovarsi, servizi di trasporto, spazi per fare sport, musica e cultura, illuminazione pubblica e sicurezza. Chiedono a gran voce soprattutto una cosa: maggior rispetto per il luogo in cui vivono”. Secondo Milano, il peso dello stigma sociale continua a incidere profondamente sulle opportunità dei giovani che crescono nelle periferie: “Crescere in un quartiere periferico significa essere etichettati da pregiudizi difficili da scardinare. È urgente non solo potenziare concretamente le reti dei servizi, ma anche valorizzare i quartieri riconoscendo la loro identità e le loro risorse civiche”.
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