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“Auspichiamo che la verifica avviata dal Comune di Bari su circa trenta permessi di costruire rilasciati dall’amministrazione comunale tra l’aprile 2019 e l’aprile 2020, al momento sub iudice a causa della sopravvenuta incompatibilità tra la norma regionale del ‘Piano Casa’ e quella statale dello ‘Sblocca Cantieri’, sia condotta con la massima attenzione e ragionevolezza”.

A dichiararlo l’architetto Beppe Fragasso, presidente di ANCE Bari e Bat, denunciando l’ennesima vicenda in cui l’incertezza del diritto rischia di mettere in ginocchio decine di imprese edili baresi che, grazie alla legge sul ‘Piano Casa’, erano riuscite a risollevarsi dopo un decennio di grave crisi.

Gli effetti retroattivi delle sentenze della Corte Costituzionale, come quella dello scorso 24 aprile in cui si sono inibiti gli interventi di demolizione e ricostruzione previsti dalla legge regionale, non sono automatici; essi – aggiunge Fragasso – possono insorgere, a certe condizioni ed entro limiti ben precisi, in base a un orientamento giurisprudenziale del Giudice amministrativo risalente al ‘63. Tutto questo è evidenziato in una nota già inviata da Ance Puglia alla Regione un paio di settimane fa. Mi chiedo se non sia il caso di rivalutare questo orientamento alla stregua del diritto sopravvenuto, con particolare riferimento al principio dell’affidamento del cittadino (e delle imprese), di estrazione comunitaria ma ormai entrato a far parte a tutto tondo come uno dei principi cardine del nostro ordinamento nazionale”.

Secondo l’associazione dei costruttori siamo di fronte a una situazione del tutto eccezionale, che vede le imprese titolari dei permessi di costruire del tutto incolpevoli, rispetto a una situazione determinatasi per effetto del sanzionato comportamento del legislatore regionale.

“Auspico che il Comune di Bari, così come tutti i comuni pugliesi – aggiunge Fragasso –  approccino con cautela il tema dell’eventuale riesame dei permessi di costruire già rilasciati e in parte o in tutto già eseguiti: si ponderi con saggezza l’interesse pubblico all’attuazione della sentenza con i significativi interessi dei privati cittadini e delle imprese che, del tutto legittimamente, hanno conseguito permessi edilizi; permessi che adesso, senza alcuna colpa, potrebbero essere annullati con danni ingenti per un settore, quella della casa,  già in ginocchio da tempo”.

Ance Bari e BAT ritiene che in gioco ci sia la tutela del principio dell’affidamento del cittadino nella legittimità dell’attività amministrativa (in questo caso volta al rilascio dei permessi di costruire), che quella legislativa regionale; ma sono in ballo anche i princìpi che governano l’eventuale annullamento dei titoli costruttivi già rilasciati, e in buona parte eseguiti, essendo in molti casi già avvenute le demolizioni, propedeutiche alla realizzazione di nuove costruzioni. Titoli costruttivi ottenuti legittimamente ma che adesso, secondo la Consulta, potrebbero essere compromessi, in quanto contrastanti con quei rigidi limiti imposti dal decreto “sblocca cantieri” dell’aprile 2019 per le ristrutturazioni ricostruttive: vincolo del rispetto dell’area di sedime, della sagoma, della volumetria e delle altezze.


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