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Nel pomeriggio del 22 luglio, i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia San Paolo hanno eseguito una misura cautelare in carcere a carico di due soggetti, responsabili di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di una ditta edile attiva sul quartiere San Paolo, nonché della detenzione a fini di spaccio di 30 grammi di cocaina.

In manette sono finiti  Telegrafo Donato dell’87 (associato in carcere) e Losurdo Gianluca dell’ 83  (già detenuto e tratto in arresto nell’ambito della stessa operazione alcuni mesi addietro): il primo, responsabile di essere stato il mandante dell’estorsione compiuta ai danni di una ditta edile, impegnata nel rifacimento delle facciate di un lotto di palazzine dell’ente case popolari nel quartiere San Paolo (per il quale il 19 nov 2020 sono stati arrestati in flagranza D.L. cl 89 e S.M. cl 94 e successivamente Losurdo G.); entrambi poi rispondono in concorso della detenzione ai fini di spaccio di 30 grammi di cocaina, rinvenuti a Losurdo nella circostanza del suo arresto occorso il 17 febbraio 2020.

Con l’esecuzione della misura cautelare, nel corso della quale sono stati anche posti sotto sequestro circa 15 mila euro ed una moto di grossa cilindrata, si chiude il cerchio sull’estorsione alla citata ditta e più in generale si completa un’azione di contrasto su larga scala avviata dai carabinieri dal settembre scorso nel contrasto alla criminalità organizzata locale e svolta con metodi d’indagine improntati all’immediata definizione di ogni forma delittuosa indicatrice di manifestazioni dell’imposizione mafiosa. Nell’arco di poco meno di un anno (a partire dalla fine del settembre scorso), i militari del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Bari San Paolo, coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari, hanno contrastato frontalmente tutte le forme più gravi ed evidenti di criminalità mafiosa, eseguendo 13 misure restrittive in carcere con le contestazioni di reati quali estorsioni aggravate dal metodo mafioso, detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione di armi.

Gli interventi, eseguiti in flagranza o in esecuzione di misure cautelari emesse a seguito di indagini della durata di alcune settimane, hanno consentito di intervenite e bloccare estorsioni aggravate dal metodo mafioso condotte ai danni di tre diverse attività commerciali correnti tra San Paolo e Santo Spirito; di un cantiere edile attivo sul San Paolo in opera per conto dell’ente case popolari; di un consulente finanziario nonché operare il sequestro di due pistole semiautomatiche, una mitraglietta e cospicuo munizionamento; 400 gr. di cocaina, 30 gr. di hashish, denaro contante per 15 mila euro ed una motocicletta di ingente valore.

Le citate misure si pongono in linea di continuità rispetto all’azione di contrasto esercitata dai militari del San Paolo, con l’operazione eseguita nel dicembre 2018 unitamente al Nucleo Investigativo di Bari con la quale sono stati sottoposti a Fermo di indiziato di delitto 13 soggetti di cui 7 appartenenti alle dinamiche criminali riconducibili al locale clan camorristico denominato Strisciuglio, ai quali sono state sequestrate nel corso delle operazioni ben tre armi da fuoco di cui due semiautomatiche e numeroso munizionamento.

Il riepilogo dei risultati è utile ad acquisire e diffondere informazioni corrette circa l’azione di contrasto esercitata dall’Arma verso la criminalità organizzata, che molto spesso trae giovamento della disinformazione per diffondere sentimenti di timore ed accrescere la propria forza intimidatrice.

La disinformazione è proprio quanto è accaduto rispetto alle vicende di cui sono stati vittima i titolari di una nota pizzeria del quartiere San Paolo, i quali dopo aver denunciato di aver patito un’estorsione (nell’ambito di queste indagini), hanno deciso di allontanarsi dal territorio. Dopo la chiusura della pizzeria sono circolate voci, del tutto prive di fondamento, circa il fatto che i denuncianti siano stati aggrediti ed a seguito di ciò costretti ad allontanarsi dal territorio. Tale racconto non corrisponde per alcun verso a quanto accaduto. Gli imprenditori infatti, non solo non hanno mai patito alcuna aggressione, ma hanno lasciato il territorio per libera scelta ed i soggetti che si sono resi responsabili delle condotte estorsive (M.G. cl. 83, C.F. cl 89, A.M 99) sono già stati condannati con rito abbreviato a pene che vanno dai 6 agli 8 anni di reclusione. Pochi giorni fa gli ex gestori avevano pubblicato un post, poi rimosso, su Facebook, spiegando le ragioni della chiusura dell’attività dopo 30 anni.


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