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“Rabbrividisco di fronte al fatto che si sta trasformando tutta San Cataldo in un immenso parcheggio a cielo aperto”. La voce è quella di Eva Toscani, promotrice e prima firmataria della nuova petizione stilata dai residenti del rione Marconi-San Cataldo di Bari per il ripristino delle condizioni di viabilità precedenti al recente intervento di cosiddetta urbanistica tattica che ha interessato il lungomare Starita e l’intera zona del faro. In un lungo post sul suo profilo Facebook, la donna, facendosi portavoce dei residenti, esprime la sua amarezza nei confronti dell’amministrazione comunale, a seguito del recente incontro avvenuto tra gli abitanti della zona e l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Giuseppe Galasso. “Rabbrividisco per la chiusura dell’assessore durante l’incontro per la viabilità del quartiere San Cataldo”, racconta la donna, che punta il dito contro quello che a suo dire è l’atteggiamento autoreferenziale dell’amministrazione e contro l’assenza di risposte nonostante le tante istanze della collettività.

Il nodo della vicenda ruota intorno allo stravolgimento dei sensi di marcia nel tratto di lungomare che si trova nei pressi del faro a cui, secondo quanto già testimoniato da altri residenti della zona, consegue l’allungamento dei percorsi e dei tempi di percorrenza per raggiungere le medesime destinazioni, sia in direzione del centro cittadino che in senso opposto. A ciò si aggiunge un aumento sostanziale del traffico nelle strade interne del rione, che con l’inizio delle scuole potrebbe vedere il suo picco massimo: “Nei pressi della scuola Marconi e della parrocchia di San Cataldo, inizieranno presto ad esserci molte famiglie, molti bambini, la cui incolumità è messa in pericolo da questa nuova dimensione trafficata delle nostre strade come”, racconta, ancora la residente, che ricorda come anche don Giovanni, il parroco del rione, si stia battendo per la causa della maggiore sicurezza delle strade interessate dagli ultimi interventi.

Una situazione che allarma l’intera comunità, dunque, che riponeva non poche speranze nell’incontro con l’assessore Galasso, che pare, tuttavia, non essere andato come da aspettative: “Non ha risposto alle obiezioni e ha tenuto il suo comizietto sulla bontà dell’intervento di viabilità funzionale al “parco del faro” – racconta Eva Toscani – e che sia peggiorativo sotto tutti gli aspetti per i residenti e deturpi la bellezza del quartiere, poco importa”. L’amministrazione comunale, infatti, non avrebbe manifestato alcun segno di apertura verso la richiesta del ripristino dei sensi di marcia, motivando la sua scelta con la necessità di una modifica alla viabilità per permettere la realizzazione dei parcheggi a spina di pesce sul lungomare.

“Ma questi parcheggi sono funzionali a chi, dal momento che ora si parcheggia bene su quel lato? – si chiedono, dunque in residenti, che accusano – Stanno trasformando san Cataldo in un immenso parcheggio perché non sanno dove mettere le macchine che arriveranno a seguito della completa pedonalizzazione del lungomare. L’assessore l’ha detto che sarà un’enorme zona “a stare”, nei mesi estivi, ma anche per la movida di sera con grandissimo afflusso di gente – prosegue Eva Toscani – Già da ora, quindi, iniziano a ricavare parcheggi dove riescono. Se potessero le metterebbero sopra i nostri tetti le automobili”.

 Al di là delle criticità legate alla viabilità e alla sicurezza, la petizione firmata dai residenti punta anche i riflettori sulla visione estetica del quartiere, la cui caratteristica bellezza dovuta alla presenza del faro e alla prossimità al mare, secondo i residenti, rischia di essere minata da un progetto a lungo raggio che prevede la trasformazione del quel tratto di lungomare in una zona della movida cittadina, con conseguente aumento del numero di automobili, ma anche di smog e sporcizia: “Andiamo incontro ad una trasformazione che avrà un impatto visivo terribile – spiegano, precisando – Non siamo chiusi a chi viene dagli altri quartieri, né ai progetti di valorizzazione della zona. Ma questi devono essere condivisi, partecipativi e non solo nelle teorie”. Prendendo spunto da un’enciclica di Papa Francesco, la promotrice della petizione ricorda: “Gli amministratori non sono proprietari della cosa pubblica, ma custodi e la nostra è la resistenza di chi ama profondamente il quartiere. Spero che il maestrale spazzi via tutto questo incubo con un soffio”.


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