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Pagare le tasse difficilmente è un’esperienza piacevole, per ragioni facilmente intuibili. Per quanto il sistema di tassazione possa assicurare un gettito per lo Stato e garantire ai cittadini i servizi pubblici, il sistema di tassazione crea certamente dei disagi.

È pur vero che le tasse non sono tutte uguali. In Italia, ad esempio, in fondo alla classifica del gradimento ci sono le tasse sulla casa, vero è proprio tasto dolente per l’elettorato italiano, anche se la tassa più alta in relazione agli altri paesi europei in Italia è quella sul reddito.

Se la percezione delle persone riguardo al valore di ciò che stanno pagando attraverso le tasse varia in modo così deciso quando si passa da un’imposta all’altra, ancora maggiore è il bias cognitivo che impedisce di comprendere il valore di ciò che si perde non quando non si paga, ma quando si evita di agire.

Un recente articolo pubblicato sul blog di Moneyfarm ha quantificato il costo totale per gli italiani per le scelte di risparmio non efficienti. Come noto, le famiglie italiane nonostante la crisi, hanno mantenuto uno stock di ricchezza piuttosto rilevante. Nello specifico, le famiglie mantengono in liquidità 1329 miliardi. Considerando che l’inflazione è cresciuta nel 2017 dell’1,2% e che il rendimento medio dei depositi è stato dello 0,4% la perdita di valore del patrimonio degli italiani è stata dello 0,8% ovvero un ammontare pari a 10,6 miliardi. Se immaginassimo un’inflazione che raggiunge il target prefissato della Bce, vicina al 2%, la perdita di valore annua del risparmio supererebbe i 20 miliardi.

Ricordiamo che il livello dei prezzi è in aumento nei prossimi anni, sono finiti i tempi dell’inflazione prolungata. Si tratta di una “tassa” implicita, nascosta, legata alla scarsa educazione finanziaria e alla mancanza di provvedimenti seri che favoriscano il risparmio. Per cui, non stupisce che essa non figuri tra le priorità dell’opinione pubblica e quindi dell’agenda politica.  I grandi numeri, infatti, nascondono sempre molti e diversi meccanismi.

È come se si trattasse di una sorta di “tassa patrimoniale”. Se guardiamo la questione da una prospettiva personale, un’inflazione vicina al 2% è in grado di far diminuire il valore del capitale del 30% in 20 anni.

Quello che preoccupa le persone circa gli investimenti è la paura di esporsi ad un altro tasso di rischio, cioè di subire importanti perdite sul capitale. Spesso, però, questa paura deriva da una sbagliata percezione del rischio. Un’eventuale soluzione, infatti, potrebbe essere quella di affidarsi a chi possa giudicare dall’esterno una specifica soluzione finanziaria, ed eventualmente consigliare la soluzione di investimento migliore.

 


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