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“Le misure adottate dallo Stato e dagli enti locali sono e sono state escludenti, insufficienti e precarizzanti”. Le parole, durissime, sono quelle dei protagonisti del presidio che si è riunito, questa mattina, presso la sede dell’assessorato al Welfare del Comune di Bari, in Piazza Chiurlia, composto dai rappresentanti delle associazioni Cobas Bari, Ex Caserma Liberata, Bread & Roses, Studenti Solidali,  Fronte della Gioventù Comunista,  Rete di Mutuo Aiuto “Vittorio Cosentino”.

Un presidio nato dall’esigenza di mettere nero su bianco le nuove esigenze emerse dalla più recente evoluzione della situazione economico-sociale a causa della seconda ondata di emergenza sanitaria da Coronavirus. “Dall’inizio della pandemia ci è stato detto di sacrificare qualcosa, che fosse la libertà di uscire o quella di guardarci in faccia e l’abbiamo fatto di buon grado, perché serviva a proteggere noi e tutti quelli più vulnerabili – scrivono, in una nota ufficiale, i referenti, che proseguono – Confindustria ha battuto i pugni sul tavolo, perché i profitti erano e sono la prima cosa da preservare, in barba agli sforzi di tutti coloro che invece hanno avuto e continuano ad avere cura delle comunità”. Eppure, spiegano, gli sforzi degli amministratori non sono stati sufficienti a tutelare la cittadinanza: “Basti pensare al Comune di Bari – prosegue la nota – che ha soddisfatto solo 2.391 richieste di buoni spesa, un numero ridicolo se pensiamo a quante persone hanno bisogno di supporto”.

Le associazioni spiegano di essersi attivate, fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, per aiutare le famiglie più bisognose di un sostegno per la spesa giornaliera, di un supporto psicologico o di assistenza burocratica. “Forti anche dell’apporto dei negozianti dei nostri quartieri, nonché di chi ha contribuito con una donazione, siamo stati in grado di sostenere oltre trecento famiglie – precisano – Adesso, con le nuove misure del governo, molte persone stanno perdendo il lavoro, e di nuovo dallo stato arrivano pochi spiccioli, pagati una tantum, che lasciano fuori milioni di persone che già prima erano esposte al ricatto salute-lavoro”.

Una contestazione a cui segue un elenco preciso di istanze rivolte ai rappresentanti del governo, a livello centrale e locale. Tra queste il reddito garantito a tutti; lo stop ai licenziamenti, al pagamento delle utenze e degli affitti e lo stop agli sfratti; il potenziamento della sanità pubblica con il conseguente stop ai finanziamenti alla sanità privata; la disponibilità gratuita dei dispositivi di protezione individuale; la garanzia di un’istruzione adeguata per tutti e di trasporti idonei e sicuri per i lavoratori.


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