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I pescatori annunciano un fermo volontario di un mese nelle aree protette di Porto Cesareo e Torre Guaceto, obiettivo: dare un contributo importante alla salvaguardia delle risorse.

L’idea, nata dai pescatori della Cooperativa “Pescatori dello Jonio”, è quella, appunto, di salvaguardare l’area protetta di Porto Cesareo, oasi di biodiversità tra le più estese d’Italia con i suoi 17mila ettari e i suoi 32 chilometri di costa. Un’idea che Legacoop Puglia, associazione di rappresentanza alla quale la cooperativa aderisce, non ha lasciato cadere nel vuoto, proponendo alla Regione Puglia l’estensione dell’intervento a tutte le aree marine protette pugliesi.

Al monito dei pescatori dell’area di Porto Cesareo ha fatto subito eco quella dei pescatori dell’area protetta di Torre Guaceto, i quali hanno aderito immeddiatamente all’iniziativa, tempestivamente presa in carico anche dalla Regione Puglia, che in pochi giorni ha reso possibile il progetto finanziandolo con l’intento di supportare i lavoratori del settore impegnati nella pesca professionale in Puglia.

L’iniziativa riguarda nello specifico circa 90 imbarcazioni e coinvolge 140 pescatori che nel periodo di inattività riceveranno dall’Ente regionale un indennizzo compensativo. Un gesto di grande sensibilità, con una valenza ancor più significativa in un momento difficile come quello attuale causato dell’emergenza Covid-19, verso la risorsa mare da parte dei pescatori, non nuovi ad azioni di responsabilità e di rispetto della straordinaria biodiversità delle aree protette.

“Sono entusiasta di questa iniziativa – ha dichiarato Angelo Petruzzella, responsabile agroalimentare di Legacoop Puglia – perché dà continuità a un lavoro intrapreso da anni con i pescatori di queste AMP allo scopo di creare un equilibrio avanzato tra attività di pesca e salvaguardia della risorsa. Un lavoro ormai riconosciuto anche a livello internazionale, che sta dando i suoi frutti non solo garantendo il lavoro dei pescatori, ma soprattutto creando i presupposti per dare un futuro ad una attività fortemente condizionata da tanti, forse troppi, vincoli” .

All’entusiasmo di Petruzzella si è unito anche quello di Paolo D’Ambrosio, direttore dell’AMP di Porto Cesareo.

“Abbiamo una pressione antropica importante dentro l’area marina protetta, per cui ogni azione che aiuta a tutelare gli stock ittici, è da noi accolta con grande entusiasmo – ha dichiarato D’Ambrosio –  questa si aggiunge ad altre iniziative che abbiamo attivato per ridurre lo sforzo di pesca come l’adozione di reti con maglie più larghe per una pesca più sostenibile, l’introduzione di attività alternative come il pescaturismo, la creazione di uno scalo d’alaggio, ovvero una infrastruttura per il rimessaggio delle imbarcazioni gestita direttamente dai pescatori. Stiamo, inoltre, attivando percorsi per la trasformazione e valorizzazione del pesce povero per accorciare la filiera e dare un valore economico nel mercato al lavoro dei pescatori in un’ottica di condivisione della progettualità con le imprese di pesca” – ha concluso.

“A Torre Guaceto – ha aggiunto infine Alessandro Ciccolella, direttore Amp – ci stiamo abituando all’intelligenza dei nostri pescatori professionisti dotati ormai di una grande capacità di autogoversarsi. E questo grazie al lavoro fatto in passato con le associazioni di categoria. Ora, però, c’è un altro obiettivo che vorremmo raggiungere per evitare che dei sacrifici dei pescatori si avvantaggi la pesca ricreativa. L’idea, già sottoposta alla Regione Puglia, è che queste misure che oggi sono dedicate solo alle Aree Marine Protette si possano allargare alle più vaste Zone Speciali di Conservazione”.

Si tratta, nello specifico, di estendere in questo modo la superficie delle aree marine protette. Un’idea questa sulla quale i pescatori professionisti hanno già espresso il loro pieno consenso.


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