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La pandemia di Covid-19 sta rapidamente acuendo la crisi economica e produttiva anche in Puglia, l’impatto sulla economica regionale nel primo semestre del 2020 è stata, infatti, significativa: l’attività sarebbe diminuita di oltre il 10% rispetto allo stesso periodo del 2019, secondo quanto stimato dall’indicatore delle economie regionali (ITER) della Banca d’Italia. E’ quanto emerge dal rapporto “L’economia della Puglia” presentato questa mattina in videoconferenza da Pietro Sambati, direttore della sede di Bari della Banca d’Italia, Maurizio Lozzi e Vincenzo Mariani, dirigenti della divisione Analisi e ricerca economica territoriale.

“La dinamica negativa – è stato spiegato – si sarebbe attenuata nel terzo trimestre, coerentemente con il recupero in corso a livello nazionale. Le ricadute economiche della pandemia hanno coinvolto tutte le principali branche di attività”. Per quanto riguarda il settore industriale, in base al report della Banca d’Italia, nei primi 9 mesi del 2020 il fatturato è diminuito per il 71% delle imprese intervistate; e per oltre un terzo la riduzione è stata superiore al 15%. “I casi di flessione del fatturato sono stati prevalenti sia tra le imprese piccole sia tra quelle grandi”, ha aggiunto Sambati. Durante la stagione estiva sarebbero emersi segnali di un parziale recupero. L’emergenza sanitaria ha colpito anche il settore delle costruzioni: per quasi un terzo degli intervistati il calo è stato superiore al 15%. Nel residenziale, le compravendite sono calate del 22,8%, in linea con la dinamica dell’Italia e del Mezzogiorno (rispettivamente -21,8% e -25,4%). Infine, anche nel terziario l’attività ha subito una sensibile contrazione. Secondo i dati del sondaggio, il saldo tra la quota di imprese con fatturato in crescita nei primi 9 mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e quelle con fatturato in calo è divenuto negativo per circa 75 punti percentuali.

Il blocco dei licenziamenti e l’estensione degli ammortizzatori sociali hanno mitigato in Puglia le conseguenze della crisi pandemica sull’occupazione. Nel primo semestre l’occupazione si è infatti ridotta, -1,5%; -18.000 occupati, in misura molto meno intensa rispetto alle ore lavorate, -15,3%. “La flessione degli occupati – si legge nel rapporto – è risultata meno severa rispetto al Mezzogiorno e sostanzialmente in linea con la media nazionale: -2,6% e -1,7% rispettivamente”.  Il numero di ore di Cig autorizzate è aumentato di circa 7 volte, secondo i dati Inps, nei primi 9 mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tra marzo e giugno circa il 47% dei lavoratori dipendenti e il 55% delle imprese ha beneficiato di un trattamento di integrazione salariale. Con riferimento all’indennità di 600 euro introdotta dal decreto “Cura Italia”, al 19 giugno erano state accolte circa 340.000 domande, pari al 28% degli occupati in regione. Secondo le previsioni della Svimez, i redditi familiari nel 2020 caleranno dell’1,8% a prezzi costanti rispetto all’anno precedente; la flessione sarebbe attutita dalle misure pubbliche di sostegno al reddito. La spesa familiare, invece, dovrebbe diminuirebbe in misura più intensa, -9,1%, risentendo del lockdown, della sospensione delle attività non essenziali e dell’aumento della propensione al risparmio precauzionale.


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