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“Lo studio pubblicato da Nature non deve essere strumentalizzato come è stato fatto dall’assessore Lopalco”. Lo scrivono a chiare lettere ricercatori e professori dell’Università di Bari e di altri atenei italiani in una nota dettagliata di analisi.

“Apprendiamo con sorpresa le dichiarazioni dell’assessore Lopalco sullo studio pubblicato sulla rivista Nature (https://www.nature.com/articles/s41562-020-01009-0) che dimostrerebbe che la chiusura delle scuole sarebbe uno dei due interventi non farmacologici di prevenzione alla diffusione del contagio a maggiore efficacia in termini di riduzione dell’indice di diffusione Rt – si legge nella nota –  L’articolo è molto complesso, e mal si presta a letture che semplifichino eccessivamente i risultati dello studio, ignorando quanto specificato dagli stessi autori sul tema”.

“Una premessa è doverosa: un singolo studio non è sufficiente a dimostrare una tesi, soprattutto quando ce ne sono tanti altri che forniscono evidenza contraria. Esiste una branca della statistica che si propone di fare sintesi della letteratura scientifica qualitativa (systematic review) e quantitativa (meta- analysis), con organismi di ricerca internazionali interamente dedicati a tale attività (tra i quali la Cochrane collaboration e l’HTA inglese)”.

Di seguito gli spunti offerti dagli autori Haug  “che – continua la nota –  non possono essere ignorati per interpretare i risultati dello studio”. Li riportiamo come indicati nella nota:

1. Un limite dello studio è la finestra temporale, i dati si riferiscono al periodo di marzo-aprile 2020, quando non erano stati implementati i protocolli per contenere il contagio nelle scuole. Si consideri che molte misure preventive esaminate sono state implementate simultaneamente alla chiusura delle scuole, rendendo quindi poco precisa (in senso statistico, ovvero con errore di stima potenzialmente ampio) la stima dell’effetto del singolo intervento.
2. Lo studio dice anche che “Tuttavia, tali misure radicali hanno conseguenze negative. La chiusura della scuola interrompe l’apprendimento e può portare a una cattiva alimentazione, stress e isolamento sociale nei bambini. Il confinamento domestico ha fortemente aumentato il tasso di violenza domestica in molti paesi, con un enorme impatto su donne e bambini. […] I governi potrebbero dover cercare misure meno severe, che comprendano la prevenzione più efficace, ma che consentano un equilibrio accettabile tra benefici e svantaggi”.
3. L’articolo tratta la chiusura di tutte le scuole, e non si focalizza solo su quelle dell’infanzia e del primo ciclo. Come gli stessi autori scrivono nelle conclusioni, la loro interpretazione dei risultati è in linea con lo studio coreano [traduzione in virgolettato] “che ha identificato gli adolescenti di età compresa tra 10 e 19 anni come più propensi a diffondere il virus rispetto agli adulti e ai bambini in ambiente domestico”. Quindi non sono fornite valutazioni specifiche sulle scuole dell’infanzia e del primo ciclo, oggetto di ripetuti tentativi di chiusura sia a livello regionale ma soprattutto a livello comunale.
4. L’ampiezza e le sovrapposizioni di molti tra gli intervalli di confidenza riconducibili ai diversi interventi suggeriscono come i risultati di tale studio sono sicuramente utili a identificare quali interventi non sono efficaci alla riduzione dell’Rt, mentre, al contrario, potrebbero non fornire un quadro chiaro su quali siano sicuramente efficaci. Gli stessi autori scrivono che non è possibile identificare l’intervento che da solo offra una adeguata protezione contro la diffusione del contagio, ma che per ogni nazione sarebbe necessario studiare la migliore combinazione di interventi che massimizzino i benefici e al contempo minimizzino gli svantaggi.

“A supporto di tali affermazioni, come già scritto al punto 1, si consideri che nessun intervento è implementato in isolamento rispetto agli altri, ovvero che la maggior parte degli interventi sono simultanei tra loro: si evince che al tempo in cui sono state chiuse le scuole (mediamente tra 5 e 8 giorni dopo aver identificato almeno nr 30 casi di positività) è stato implementato un numero complessivo di interventi che varia tra 4 e 8. Si consideri inoltre che i dati sono stati rilevati su ben 56 Nazioni (per un totale di 79 stati considerandone 24 negli Stati Uniti d’America).  Volendo tradurre tali considerazioni in termini tecnici, l’eterogeneità nei dati è tanta e tale da non poter assumere conclusioni affermative con leggerezza/superficialità. In conclusione, riteniamo doveroso dare allo studio di Haug e colleghi la dovuta rilevanza. Lo studio rappresenta a nostro avviso un importante contributo metodologico nella valutazione dell’efficacia di interventi di policy, con metodi che consentono di valutare l’eterogeneità fra territori e la complessità dovuta alla concomitanza dell’implementazione di più interventi. Tuttavia, non riteniamo sia corretta nei confronti degli stessi autori alcuna strumentalizzazione dei risultati di tale analisi né tantomeno una lettura parziale del loro elaborato”.

 

La nota è firmata da  Nicola Novielli, professore a contratto di Modelli statistici per la finanza presso l’Università degli studi di Bari Aldo Moro e sottoscritto da: Nunziata Ribecco – Professore di Statistica presso l’Università degli studi di Bari Aldo Moro;  Francesco Domenico D’Ovidio – Professore di Statistica sociale presso l’Università degli studi di Bari Aldo Moro;  Antonello Maruotti – Professore di Statistica presso l’Università LUMSA (Roma);  Giovanna Jona Lasinio – Professore di Environmental Statistics presso l’Università la Sapienza (Roma); Fabio Curcio – Medico specialista in igiene e medicina preventiva presso la ASL Napoli 1 Centro, Infettivologo.
Al comunicato hanno aderito Daniela Caterino – Professore di Diritto commerciale presso l’Università degli studi di Bari Aldo Moro;  Roberta Picardi – Professore di filosofia politica presso l’Università del Molise;  Donatella Loiacono – Psicoterapeuta età evolutiva e presidente associazione Restart;  Mario Sechi – Professore in pensione Università di Bari; Giovanni Magistrale – Dirigente scolastico in pensione presso il liceo scientifico Scacchi di Bari;  Movimento Scuole aperte – Puglia;  Movimento Priorità alla Scuola – Puglia.

 


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