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Il comitato Giustizia al Libertà chiede chiarimenti sul ritardo dei lavori di manutenzione del palazzo di giustizia di piazza De Nicola. E’ quanto scritto in una lettera aperta inviata al Presidente della Corte di Appello nelle scorse ore.

Ad oggi  i lavori di riadattamento e messa a norma dell’edificio di piazza de Nicola sono ancora fermi. Di tempistiche, il comitato, ne aveva già parlato il 21 settembre nel 2017, inviando un appunto al presidente della Corte d’Appello per sostenere la “preferibilità del progetto già esecutivo del secondo palazzo di giustizia a corso della Carboneria”.

Oggi, dopo circa quattro anni, tra i dubbi sollevati dal Comitato, si aggiunge quello della mancata opportunità di proseguire con i lavori in questo periodo in cui, a causa dell’emergenza sanitaria, le attività sono in stand-by. Questo soprattutto in seguito a quanto dichiarato dal presidente della Corte d’Appello in occasione di un’intervista rilasciata negli scorsi giorni.  In particolare, secondo il presidente, le tempistiche riguardanti i lavori, almeno per il primo lotto dei nuovi uffici giudiziari sull’area delle ex casermette ammonterebbero a circa cinque anni. Tempistiche che, secondo il Comitato Giustizia al Libertà sono frutto di  “Una valutazione molto ottimistica e, a nostro parere irrealistica”. Da qui la necessità di premere sull’acceleratore inviando un ulteriore richiamo.

“Ci è noto che sono stati ultimati i lavori di manutenzione del ferro dei pilastri nel piano seminterrato – scrivono – Ma debbono ancora iniziare, e quindi non se ne prevede la fine, i lavori sulla facciata esterna, pur ormai cantierizzati. E soprattutto non è stata neppure indetta la gara per la messa a norma degli impianti tecnologici ed antiincendio, la cui sola esecuzione richiederà 600 giorni. Nel corso di un accesso agli atti il Provveditorato OO. PP. ci ha comunicato che per indirla manca l’obbligatorio parere della Conferenza permanente da Lei presieduta, giacché occorre pianificare lo spostamento di parti degli uffici e, quindi, individuare delle aree per garantire continuità al servizio giudiziario. Il parere è stato richiesto nel maggio 2020 e sollecitato a più riprese il 17 luglio, il 9 settembre, l’1 ottobre e l’1 dicembre: ma, a tutto l’11 gennaio scorso, invano. Pare incomprensibile il motivo di questo ritardo, che naturalmente non potrà non ripercuotersi sulle successive fasi del procedimento e sull’esecuzione dei lavori, impedendo che un palazzo di giustizia, progettato con un’architettura di grande qualità, con i suoi trentacinquemila metri quadri divisi in spazi iperspecializzati come l’imponente Aula Magna o le decine di aule di udienza di diversa ampiezza, ritorni nella sua piena funzionalità a beneficio di tutti gli operatori della giustizia e dei cittadini”.

La preoccupazione è anche dovuta al fatto che, nel 2009, quando la Commissione di manutenzione bloccò i lavori perché avrebbero interferito sull’ordinario lavoro giudiziario. Fattori che, secondo il Comitato, dovevano invece essere affrontati attraverso attente e articolate misure organizzative, soprattutto una volta elaborate, da parte della stazione appaltante, le misure e le cautele adeguate per realizzare il tutto, compatibilmente con il normale proseguimento delle attività d’ufficio. Allora, va specificato, il TAR Puglia, bollò il motivo di quel ritardo con una “illegittima revoca del provvedimento”.

Oggi, spiegano dal Comitato, quelle revoche, “suonano ancora più stringenti nell’attuale emergenza Covid segnata da un rallentamento dell’attività giudiziaria per cui ormai da marzo il palazzo di piazza De Nicola è praticamente libero, in quanto vi si celebrano pochissime udienze”, continuano sottolineando che sarebbe stato opportuno approfittare invece di questo periodo per proseguire con i lavori.

“Come comitato di gruppi e cittadini (circa 2.000) che hanno interesse alla permanenza di questi importanti uffici giudiziari nel quartiere Libertà ma anche alla salvaguardia dell’incolumità e della sicurezza nei luoghi di lavoro – concludono nella lettera rivolgendosi al presidente della Corte d’Appello – chiediamo di sollecitare la Conferenza permanente, a spiegare e far cessare i motivi di questo ritardo, contraddittorio con la proclamata ed effettiva urgenza di manutenzione del palazzo di giustizia civile, che sino a quando non sarà completato il primo lotto del “Parco della Giustizia” dovrà pur continuare a fornire un servizio nella massima sicurezza”.


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