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“Prima del Covid tornavo a casa con delle storie da raccontare, la condizione di inattività ti porta a decadere interiormente”. A riportare queste parole è Mario Orlandi, musicista ed istruttore sportivo che durante la pandemia, a causa dell’impossibilità di proseguire con i lavori dei quali si occupava in precedenza, si è avvicinato al mondo dei rider, settore sotto accusa per l’assenza di garanzia dei diritti nei confronti dei lavoratori.

Dall’impossibilità di poter suonare live, alla chiusura delle palestre, fino ad arrivare, causa didattica a distanza, al blocco delle lezioni di musicoterapia, con cui Orlandi riusciva ad arrotondare, ma non solo. Troppe incertezze, molte delle quali presenti ben prima della pandemia e aggravatesi nel corso dei mesi, tra cui il blocco dei ristori dovuto al cambio di governo. Sono solo alcune delle ragioni per cui, per Orlandi, si è reso necessario trovare un’altra fonte di sostentamento che rendesse possibile “Sopravvivere”. Così, dopo un primo periodo di inattività, Orlandi ha deciso di intraprendere un percorso che, in Italia, ad oggi, è altrettanto precario e privo di tutele.

“E’ ormai da un anno che appartengo a questa categoria – ha spiegato  – devo quasi ringraziare questo nuovo lavoro senza il quale sarei stato costretto a chiedere letteralmente l’elemosina. Tutto quello di cui mi occupavo prima è bloccato da marzo scorso”. Adesso Orlandi, racconta senza timore alla nostra redazione, guadagna dai 50 ai 150 euro a settimana. “Con la pandemia ho subito parecchi colpi, non potevo stare fermo. Il compenso ci viene dato in base alle consegne che effettuiamo – ha sottolineato – non è una certezza, non ci posso pagare casa e le bollette. A prescindere da quello che farò nel futuro, con la regolarizzazione sarebbe sicuramente molto meglio per i ragazzi che fanno questo normalmente – ha sottolineato.

Orlandi, va specificato, lavora nei weekend. Quella dei rider per lui, durante l’emergenza sanitaria e in un momento in cui sono state ridotte drasticamente tutte le attività che gli permettevano di avere socialità, è diventata una seconda famiglia. “Ci sono dei punti nel barese in cui ci raduniamo – ha raccontato – nelle attese interminabili tra una chiamata e l’altra, quando arrivano, ci intratteniamo e sdrammatizziamo condividendo le nostre storie. Durante il lockdown abbiamo fatto consegne molte volte al Policlinico, ai medici che facevano turni di notte. La situazione è difficile per tutti, stiamo vivendo una grande crisi.  Quando ha deciso di intraprendere questa strada, confida alla nostra redazione, sperava di lavorare di più.

“Lavoro il sabato e la domenica, qualsiasi siano le condizioni climatiche – ha sottolineato – con Just Eat almeno abbiamo l’assicurazione giornaliera, se si risulta positivi al Covid-19 per esempio, riconosce il compenso di inattività. Questo lavoro mi sta permettendo di conoscere tante altre realtà, dai ristoratori alle pizzerie, la situazione è drammatica, nonostante questo c’è grande empatia. I clienti da un po’ ci guardano con occhio diverso, prima consegnavi e chiudevano la porta, ora sorridono e a volte ci danno anche mance inaspettate” – sottolinea.

Orlandi però non vuole fare il rider per sempre e lo racconta citando il testo di una canzone di Caparezza, artista pugliese,  che nel ritornello di una delle sue hit ripete “Devi fare ciò che ti fa stare bene”. “Mi ripeto costantemente questa frase – ha raccontato ancora Orlandi – Quello che facevo prima della pandemia non mi dava certezze, ma mi rendeva felice, seppur dovevo farmi in quattro facendo più di un lavoro per poter pagare le bollette. Tornavo a casa con delle storie da raccontare, quelle dei miei allievi, quelle dei live e molto altro ancora. In questo paese non posso pensare di avere la pensione, tutti i lavori di cui mi occupavo prima della pandemia non hanno garanzie. In troppi abbiamo perso dignità, siamo stati messi in stand-by più di prima. Però vorrei poter tornare a fare quello che facevo prima, vorrei poter tornare a sognare, non avevo lo stipendio fisso, ma ero felice” – ha concluso.

(Foto Repertorio)

 


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